I Want To Be Loved è un grande classico della penna di Willie Dixon, pensato su misura per Muddy Waters.

 

Prima di approfondire il brano, vorrei portare l’attenzione per un attimo sulle due figure appena nominate: Willie Dixon e Muddy Waters.

 

Willie Dixon è stato uno dei più grandi autori di canzoni del suo tempo. Talent-scout per l’etichetta Chess Records, contrabbassista, cantante e compositore ha scritto numerosissime hit per il “Who’s who” del Blues di Chicago.

 

Tra questi c’era Muddy Waters. Suonare con Muddy Waters significava avercela fatta.

 

La band di Waters infatti, prima a Chicago e poi nel mondo, era la “blues band” per antonomasia. Per fare un parallelismo storico e musicale, possiamo pensare alla band di Muddy Waters come alle moderne band di pop o rock internazionali.

Muddy Waters, inoltre, si accompagnava sempre con eccellenti armonicisti (praticamente tutti avrebbero poi intrapreso una carriera solistica di tutto rispetto): Little Walter, Junior Wells, James Cotton, George “Mojo” Buford, Big Walter, George “Harmonica” Smith, Jerry Portnoy…

 

Ecco perchè, per chi voglia suonare l’armonica Blues, è importante approfondire la lunghissima discografia (sia in studio che live) di Waters.

 

Nella sua discografia, troviamo diversi brani scritti da Dixon e numerosissime versione, magari, degli stessi brani con ensemble diverse dando vita a riedizioni suggestive e uniche.

 

La versione di I Want To Be Loved che prendiamo in considerazione è quella contenuta nell’album “Hard Again”, parte della trilogia prodotta da Johnny Winter, insieme a “King Bee” e “I’m Ready”, con James Cotton all’armonica.

 

 

 

Perchè proprio questa versione?

E’ la prima versione che ho mai sentito, come prima cosa. Quindi è un motivo squisitamente affettivo. Poi, analizzando bene la versione scopriamo che è piuttosto regolare sulle frasi e sul loro ritmo, nel tipico stile di James Cotton che suona in questa versione. Inoltre – a mio avviso – è una versione più “matura” e sicuramente più solida di quella originale del 1955 con Little Walter all’armonica:

 

 

Little Walter suona solo sulla strofa, spostando spesso gli appoggi. Il solo è molto simile a quello che fa Cotton, anche se dura solo un giro e sembra, almeno ai miei orecchi, meno efficace. Insomma, non è un Little Walter in splendida forma quello di questo take.

Ecco perchè ho preferito usare la versione con James Cotton.

 

I Want To Be Loved: le tre parti fondamentali.

Possiamo dividere questo brano in tre parti principali:

Strofa: dove Muddy Waters canta normalmente, finendo sempre con la frase “I Want To Be Loved”. La strofa dura 8 misure, incluso lo stop e la ripresa finale.

Solo: la struttura di questa parte è un giro Blues in 12 misure. Gira sui tre accordi, non ha niente di strano.

Bridge: dopo il solo c’è una parte diversa. Succede qualcosa. Questa parte è chiamata bridge. In I Want To Be Loved questo bridge dura 8 misure, le prime sei sono sul IV grado, la settima ha uno stop marcato sul I grado e l’ottava misura ha un’altro stop marcato sul V grado.

 

Il brano è DO e sia la versione con James Cotton che quella con Little Walter è suonata in prima posizione.

 

 

La Strofa:

I Want To Be Loved - Strofa

 

La parte interessante è l’uso del tongue blocking sul 4 soffiato e il passaggio cromatico tra due piegato di un tono, di mezzo e aspirato normalmente.

 

 

 

 

Il Solo:

I Want To Be Loved - Solo

 

Interessante l’uso del glissato dal foro 3 soffiato al foto 1 soffiato, arpeggiando, fondamentalmente, sull’accordo maggiore della tonalità del brano. Il solo si sviluppa attorno ad un tema che viene suonato o sempre sugli stessi fori, con qualche piccola variazione, o variandone l’intonazione ma mantenendo la stessa ritmica. Il 3 aspirato deve essere sempre piegato di mezzo tono, per ottenere la settima bemolle – ma essendo blue note ci permette di intonarla un quarto di tono calante o crescente.

 

 

 

 

Il Bridge:

I Want To Be Loved - Bridge

 

E’ la parte meno chiara di tutto il brano, a causa della pastosità del sound dell’armonica di Cotton che qui, a volte, sparisce nel mix. In ogni caso, commenta le frasi di Waters e accenta alcuni passaggi ritmici, usando il foro due piegato di un tono per marcare il IV grado (sul quale il bridge è impostato).

 

 

 

 

Lungo tutto il brano ci sono sottigliezze e sfumature che non sono sempre esattamente trascrivibili. Sono sfumature che fanno parte anche dello stile tipico dell’armonicista (Cotton, in questo caso).

Nella tablatura che potete scaricare qui sotto ho cercato di rendere più chiaro possibile il favoloso e impareggiabile lavoro di James Cotton su questo brano.

 

La tablatura è divisa nelle parti che abbiamo visto poc’anzi.

 

L’intro del brano è sostanzialmente lo stesso riff ostinato che si suona durante la strofa cantata.

 

Buon divertimento!