Customizzare l’armonica, l’armonica customizzata: sono parole che si sentono sempre più spesso nel mondo dell’armonica diatonica.

 

Chi si avvicina all’armonica spesso si trova confuso e non comprende esattamente di che cosa si parla sia per poca conoscenza dello strumento a livello “tecnico”, sia per termini usati che, derivando dall’inglese, possono creare confusioni se mancano, appunto, le basi e la conoscenza effettiva dei principi sui quali si fonda l’armonica e la sua costruzione.

 

Con questo articolo (scritto da una persona che suona l’armonica e che interviene minimamente sullo strumento sul piano della manutenzione: quindi ogni commento da chi sullo strumento mette effettivamente mano in maniera più profonda è il benvenuto) cercherò di spiegare prima i principali interventi di customizzazione, poi le differenze effettive tra un’armonica custom e una standard e arriveremo a delle conclusioni più oggettive possibili.

 

 

Iniziamo a definire due termini che spesso si trovano nei blog delle armoniche (soprattutto americani o inglesi): “Out Of The Box” e “Custom”. Si parla di armonica “out of the box” quando questa non ha subito alcun intervento (“out of the box” significa letteralmente “fuori dalla scatola”, spesso abbreviato in OOTB). Un armonica custom è uno strumento che ha subìto un intervento per renderlo più performante (spesso in funzione delle esigenze del singolo musicista). Questo intervento può riguardare ance o corpo dell’armonica. Si parte con il gaping, l’embossing, tuning per arrivare al body swap (tutti termini inglesi che tra poco traduciamo).

 

Vediamo cosa succede in ognuno di questi interventi e perchè fanno la differenza.

 

 

GAPING

Con questo termine si intende la modifica dell’angolo delle ance rispetto al porta-ance (reedplate) dell’armonica. Il “gap” è l’ombra attorno all’ancia e la sua sede: modificando l’angolo si riduce o si aumenta questo spazio.

Se il gap è più largo l’ancia richiederà più forza per essere suonata vista la maggior quantità d’aria che riesce a passare, se il gap è ridotto – di conseguenza – la forza richiesta è minore. Il gap troppo stretto, però, l’ancia si “bloccherà” rifiutandosi di suonare a volume normale.

Idealmente le ance andrebbero sistemate per essere suonate facilmente a volume normale, senza sforzi e senza perdite d’aria. Generalmente parlando, le ance sui primi tre fori hanno bisogno di un gap più ampio rispetto ai fori dal 4 al 7 e i fori dal 8 al 10 possono essere “gapati” più stretti.

 

 

Dire che il gap più stretto sia sempre migliore non è, secondo me, corretto: bisogna essere davvero autocritici e consci riguardo la propria respirazione. Potremmo usare più forza di quella che pensiamo e ci ritroveremo a suonare uno strumento troppo sensibile per noi.

Non è nemmeno esatto dire che aggiustare il gap dell’armonica sia solo per chi vuole fare gli overbending. Un’armonica che risponde meglio al nostro modo di suonare è decisamente uno strumento più affidabile e meno stressante da usare.

 

Lavorare sul gaping richiede molta pazienza, esperienza (quindi errori da fare, necessari per capire) e precisione. Ma è utile capire di cosa si tratta e imparare, eventualmente, a farlo anche nell’ottica di una manutenzione più profonda della nostra armonica.

 

Su YouTube ci sono diversi video, in inglese, che ci introducono al gaping e ci spiegano come iniziare a mettere mano alla nostra armonica. Adam Gussow, in questo video, ci fa vedere qualche aggiustamento alla sua armonica.

 

 

 

EMBOSSING

L’embossing si pratica sulla sede dell’ancia: facendo pressione lungo i suoi bordi (di solito con una sfera metallica) si riduce la tolleranza tra l’ancia e la sede stessa, riducendo quindi l’aria necessaria a far suonare quella nota grazie ad una maggiore compressione. Mentre si pensa ad una tecnica presa in presto dall’industria delle fisarmoniche, ha origine in realtà solo negli anni 70 ed è unica dell’armonica.

L’embossing nasce, se vogliamo, come correzione manuale ad un’errore delle produzioni degli stampaggi delle reedplates. Come sappiamo le reedplates vengono prodotte a stampo, con strumenti “da taglio” che tolgono – grazie ad una pressa – il materiale che sta dove ci sono le sedi nelle quali vibra l’ancia. Questi strumenti che tagliano il metallo perdono l’affilatura con il tempo, è normale. Succede, però, che perdendo l’affilatura ci siano dei tagli meno “a vivo”, lasciando quindi uno spazio tra ancia e sede più ampio. Questo significa che quell’armonica richiede più forza per essere suonata perchè l’attacco e la reattività delle ance è minore.

 

 

E’ interessante notare come la Suzuki abbia risolto il problema della variazione della tolleranza dovuta all’usura degli utensili delle presse investendo nella tecnologia del taglio al laser che garantisce sempre la stessa precisione su ogni singolo strumento, evitando alla fonte la necessità – se non squisitamente personale, eventualmente – di dover intervenire con l’embossing.

 

 

TUNING

L’operazione riguarda l’accordatura dell’armonica. Saltando la parte di riparazione di un’armonica scordata, che rappresenta un tema a parte viste le variabili coinvolte, il tuning dell’armonica si fa customizzando l’armonica su diverse intonazioni o su diverse accordature, in funzione della necessità.

 

La differenza tra le “intonazioni” e le accordature? Le intonazioni sono la frequenza sulla quale una nota viene accordata (ad esempio il diapason suona una LA a 440Hz: il nostro LA può essere intonato preciso a 440Hz o leggermente più basso, ad esempio 432Hz, o più alto, 448Hz), l’accordatura è invece cambiare la nota che suona su un foro (soffiato o aspirato) rispetto all’accordatura standard Richter.

 

Andrew Zajac, nel suo sito, ci spiega quali sono le diverse intonazioni, usando lo schema qui sotto – nel suo interessante articolo.

 

 

 

Le accordature particolari, che in molti casi troviamo già disponibili su alcune marche e modelli (come si scopre a questo link), possono invece essere scelte a causa dell’applicazione dell’armonica su un particolare brano o genere.

 

 

 

BODY SWAP

Cambiare il corpo dell’armonica “out of the box” con un’altro “artigianale” fa qualche differenza? Spesso sì e non necessariamente a causa del materiale, ma a causa di una diversa precisione sulla perfezione delle misure (quindi riducendo la possibilità di fessure tra comb e reedplate) e maggiori punti di fissaggio (spesso i chiodi vengono sostituiti da viti passanti) che rendono la tenuta dello strumento più stagna, riducendo quindi la quantità d’aria richiesta per far vibrare le ance.

 

 

 

Queste sono le principali voci sulle quali si basano le armoniche customizzate che, volendo, possiamo iniziare a farci in casa – DISTRUGGENDO prima e iniziando a sistemare, cambiare e customizzare poi – le nostre armoniche.

 

Esistono poi – fortunatamente – customizzatori professionisti conosciuti a livello mondiale e a livello italiano. Per questioni di rispetto e di non volere accendere alcuna miccia che potrebbe bruciare tanto facilmente quanto distrarci dal discorso in se e non volendo nel contempo escludere nessuno, non farò i nomi dei professionisti italiani: cercateli su Google e scoprite i loro lavori, di qualsiasi tipo siano.

 

I nomi internazionali, tuttavia, penso di poterli indicare senza grossi problemi – vista la caratura e il riconoscimento di questi professionisti: Joe Spiers, Ben Boumann, Joe Filisko, Richard Sleigh.

 

In linea generale, se dovete approcciare alla vostra prima armonica customizzata, cercate chi è altamente specializzato: ci vuole tempo e pazienza per lavorare artigianalmente su un’armonica nel dettaglio.

 

CONSIDERAZIONI

“Mi serve un’armonica custom?” dovreste porvi questa domanda onestamente. E tanto onesta deve essere l’analisi di voi stessi come armonicisti. Sapete davvero suonare l’armonica e riuscite davvero a cogliere la differenza che c’è tra suonare una Suzuki Manji e una Marine Band? Tra una Seydel 1847 e una Lee Oskar? Sì? Quali sono? E la risposta deve essere senza frasi fatte o lette in qualche recensione. Questo per onestà verso noi stessi e lo strumento.

 

Se la risposta è sì e capite quindi cosa vi serve per suonare meglio, per ottenere quel suono e quella fluidità che in qualche modo vi manca anche sul vostro modello scelto per ragioni reali allora siete pronti per un investimento di livello superiore: le armoniche custom, perché saprete come mai andate a richiedere alcune modifiche teniche sulla vostra armonica.

 

In un vecchio video, Jason Ricci paragona la storica Marine Band “out of the box” (l’armonica più famosa al mondo e prodotta ormai in numeri industriali) con delle custom tra cui la prestigiosa Spiers. Insomma i due estremi.

 

 

Anche imparare a customizzarsi e ripararsi l’armonica è qualcosa che uno strumentista serio dovrebbe saper fare almeno a livello elementare, se non altro per avere strumenti sempre affidabili o per salvare lo strumento in caso di emergenza. Mettiamo in conto, però, di danneggiare qualche armonica mentre apprendiamo come fare: fa parte della curva di apprendimento.