Il microfono per l’armonica è uno degli argomenti scottanti per chi suona l’armonica da un po’ e vuole iniziare a raggiungere il sound elettrico e distorto degli armonicisti della storia tra il Chicago Blues, prima, e il Blues moderno poi. Rappresenta il primo passo, verso il nostro sound.

 

Il percorso che può presentarsi davanti è quello di spendere molti soldi, alla ricerca di quel sound. Orientarsi prima di acquistare, oggi, diventa quasi un passaggio obbligato, ma sicuramente saggio. E che ci permette di investire i nostri soldi in modo fruttuoso.

 

Proviamo a fare chiarezza con questo post.

 

 

TRE DIVERSE FAMIGLIE DI MICROFONO: DUE GRANDI GRUPPI.

 

Prima di tutto dobbiamo identificare i due gruppi di microfono che troviamo nel mondo dell’armonica. Il primo è quello dei “microfoni a stelo”: questi sono quelli usati, normalmente, dai cantanti e fissati su un’asta. Il secondo è quello dei “microfoni bullet”: sono chiamati così per la loro sagoma a forma di proiettile o, in Italia, a “fanale di bicicletta”.

 

Mentre, indicativamente, possiamo non fare grosse differenze tra un microfono a stelo e un altro (anche se in realtà ci sono i “dinamici” e quelli “a condensatore”, solo i primi vengono usati normalmente nel mondo dell’armonica), nei microfoni “bullet” esistono due grosse famiglie: quella dei microfoni a “cristallo o ceramici” e quelli “CR / CM” (CR: controlled recluctance; CM: controlled magnetic; non spacchiamoci troppo la testa in questo…è solo questione del meccanismo che trasforma il suono in segnale nel microfono).

 

E’ importante riconoscere i due gruppi e tre famiglie, in modo da poter avere – per iniziare – l’idea generale delle nostre tre opzioni.

 

 

PRINCIPI DI BASE: COSA CERCO NEL MIO MICROFONO?

 

Invece di seguire una via semplice, ma poco corretta, come quella di dare marche e modelli o anni di produzioni “ideali” prendiamo una via che sia più completa e esplicativa possibile.

 

Ci sono alcuni principi di base che governano la costruzione del suono e conoscere quelli del microfono per armonica ci aiuta di sicuro.

 

  1. Non esistono microfoni nati esplicitamente per armonica. I microfoni bullet (che sono stati quelli più usati e, sicuramente, sono i più famosi) erano un tipo di microfono economico e con un segnale molto potente. La loro forma li rendeva facilmente impugnabili, è vero, ma nacquero come microfono per uso generico (soprattutto negli interfoni delle fabbriche). Questi microfoni hanno un taglio di frequenze più interessante per gli armonicisti, ma rappresentano un microfono di pessimo livello nello standard odierno.
  2. L’impedenza è un punto fondamentale per l’abbinamento microfono -> amplificatore. Ed è importante capire che maggiore è l’impedenza, maggiore è il segnale che quel microfono trasmetterà. Indicativamente sotto i 100 ohm ho un microfono a bassa impedenza, sopra i 1000 ohm ho un microfono ad alta impedenza. Tra i 100 e i 1000 ohm troviamo quelli a media impedenza, duramente gestibili anche con i “Trasformatori di Impedenza”.
  3. Le frequenze. In un microfono per armonica, a differenza di quelli da voce o da altri strumenti, cerco una buona risposta sui “bassi” e una certa pastosità del suono in generale, senza essere troppo squillante sugli alti o troppo medioso (i microfoni bullet hanno un taglio di frequenza che non supera i 5000Hz).
  4. La durabilità. Se la componentistica del microfono è solida, so che potrò usarlo dal vivo, portarlo in tour e fargli prendere qualche colpo (succederà, succederà…) senza rischiare di rimetterci il mio prezioso microfono.
  5. La rivendibilità. Potremmo stufarci, un giorno, del nostro microfono acquistato e – anche se lo sconsiglio vivamente – volerlo rivendere. Capiamo quanto mercato potrebbe avere il nostro “primo microfono” per non rischiare di dover aspettare troppo il successivo acquisto, perchè dobbiamo ancora vendere ciò che ora “non fa più per noi”.
  6. Non è vero che alta impedenza = miglior suono. Questo dipende da tutta la “catena del suono” che costruiamo e dall’elemento del microfono. Le misurazioni fatte con l’ohm-metro che troviamo online (EBay in primis) ci danno solo un’idea generica del tipo di impedenza che ha il microfono, non del suo suono.
  7. Normalmente un amplificatore a valvole è preferibile per la saturazione calda (tipica delle valvole) e per gli “armonici” che l’ampli genera, più gradevoli all’udito. Per informazioni sugli ampli c’è un articolo qui.
  8. Il cavo che uso fa la differenza. Se il cavo è saldato per un microfono a bassa impedenza e lo uso su un microfono ad alta impedenza, questo potrebbe (quasi sicuramente) performare in maniera scorretta.

 

In sostanza cerchiamo un microfono che abbia un buon timbro – una volta preso in mano nella nostra coppa – un buon segnale, solidità e che sia – possibilmente – rivendibile sul mercato generale dei microfoni per armonica.

 

Test degli Ohm che rappresentano l’impedenza, alta in questo caso, di un elemento Shure.

 

CRISTALLO/CERAMICO vs. CR/CM: DIFFERENZE e OSSERVAZIONI.

 

Tra i migliori microfoni bullet troviamo diversissimi modelli di varia forma ed estetica, ma che differiscono nell’elemento che è montato nel “guscio” (o shell, per usare il termine del mercato internazionale). Come abbiamo visto le due grandi famiglie di questo gruppo sono tra “microfono a cristallo/ceramico” e “microfono CR/CM”.

Parlando di differenze sonore, notiamo che in microfono con elemento di “cristallo” (o il cugino immediato, quello “ceramico”) in ottimo stato è più nasale e con un attacco più “inscatolato” rispetto ai CR/CM (i bullet dinamici, per capirci), mentre questi ultimi sono più carichi di bassi e hanno un taglio frequenze che li rende più pastosi e morbidi nel sound, senza perdere attacco o timbro.

 

La delicatezza dei microfoni a cristallo (maggiormente rispetto a quelli, sempre e comunque fragili, ceramici) li rendono però molto bisognosi di attenzione. Si chiamano a cristallo perchè il punto di contatto che trasforma il suono in segnale è un “cristallo di Rochelle“, un sale piezoelettrico. Questo cristallo di sale deperisce con il tempo e, oltre alla sua naturale scadenza, viene rovinato dalle temperature troppo alte o troppo basse, da urti e umidità. Raramente troviamo microfoni con questo elemento ancora funzionati perfettamente (“Element not tested” su EBay significa che il microfono non funziona correttamente).

 

I microfoni CR/CM, invece, sono praticamente a prova di bomba e la loro durata nel tempo è incredibile. Troviamo microfoni con elementi di questo tipo ancora funzionanti dopo 70 anni. Chiaramente questi elementi hanno un costo, spesso dovuto alla loro età e al loro timbro, alla loro impedenza e alle condizioni del microfono.

 

L’età degli elementi CR/CM è ricavabile grazie ad alcuni dettagli come il colore e materiale dell’etichetta (nera, bianca di stoffa o bianca di plastica) e dal codice di identificazione usato dalla Shure dall’inizio della produzione di questi microfoni. Maggiori informazioni nel sito www.greenbulletmics.com.

Dal sito possiamo ricavare alcune informazioni generali: le etichette nere sono sui microfoni prodotti fino agli anni 50, quelle bianche in stoffa sono state usate fino agli anni ’60, da lì in poi quelle lucide e “plastificate”.

 

Dal 1949 al 1951, gli elementi con etichetta nera avevano una data ovvia stampata su di essi nel formato mese-anno: 10-49 o 12-50, ad esempio. Sembra che dal 1951 la Shure abbia iniziato a usare il codice a tre cifre. La prima cifra rappresenta l’anno, le seconde due la settimana. Ad esempio 322 rappresenta la settimana 22 del 1953 e 943 è la 43esima settimana del 1959 – Ottobre del 1959.

 

Documento Shure con datazione a 3 cifre
Elemento Shure con datazione a 2 lettere

 

Dal Gennaio del 1961, la Shure ha iniziato ad usare il sistema di codice a due lettere. Le lettere si susseguono in ordine alfabetico iniziando dal 1961 con una A. La prima delle due lettere rappresenta l’anno nel quale l’elemento è stato fabbricato, la seconda lettera indica invece il mese: la A rappresenta Gennaio e si arriva alla L che rappresenta Dicembre. La parte incognita di questo codice è che vengono usate per cicli di 20 anni, quindi una A, ad esempio, può essere sia usata per il 1961 e che per il 1981 o la J per il ’71 il ’91. Non è troppo difficile in questo caso capire l’anno. Se l’etichetta dice che è stato fatto in Messico, allora sarà del 1991. Per gli elementi fatti tra gli anni ’60 e gli anni ’80 c’è invece un modo abbastanza sicuro di datarli: nei primi elementi (anni ’60) i codici di datazione erano stampati in piccole lettere con inchiostro rosso e, come visto, le etichette erano fatte di stoffa.

 

 

ALLA FINE? C’E’ QUALCHE MICROFONO SUL QUALE INIZIARE A SUONARE?

 

Certo che sì, ma era importante capire che ogni microfono ha delle caratteristiche vere e proprie e una scelta, rispetto ad un’altra, condiziona in qualche modo il nostro sound finale.

 

Cominciamo dai microfoni bullet che sembra siano, per tradizione, la prima idea che viene in mente circa il “microfono per l’armonica”.

 

Nonostante il nome derivi dagli Shure, dai famosi “Green Bullet”, consideriamo bullet tutti i microfoni con quella forma tipica del proiettile o del fanale da bicicletta.

 

Una visione di diversi tipi di microfono Bullet

 

Per rimanere su quelli più solidi possiamo andare sul sicuro con gli Shure: una qualsiasi evoluzione del caro vecchio Shure 520 (questo numero è il nome del microfono) è ciò che potrebbe fare al caso nostro, tranne però il 520DX.

Il 520DX è il modello che troviamo oggi in commercio come “nuovo” e non monta nulla delle componentistiche originali del “vero” “Green Bullet”.

Che sia un 520 (i made in USA) o una delle successive versioni 520D o 520SLB, questo è microfono che – se funziona correttamente – è in grado di dare molte soddisfazioni al musicista. E’ il microfono nel quale tutti abbiamo suonato (e quelli che hanno iniziato insieme agli armonicisti della “mia” generazione, abbiamo acquistato in versione 520DX, sbagliando clamorosamente) e sul quale è stata registrata molta della musica che ci affascina.

 

Altre versioni degli Shure, sempre in versione Bullet, sono: la serie 9800 (conosciuta come Brown Bullet o “Recording Bullet”, tutto di color marrone, monta un elemento di cristallo), i 707 (di colore solitamente grigio chiaro, montano anche questi un elemento di cristallo) e i 440 (che montano l’elemento CR della Shure).

 

Altri microfoni Bullet sono gli Astatic. Di questa casa —  che preferiva gli elementi in cristallo – troviamo i JT30, la serie 200 e la T3 (il nome dell’elemento è MC-151 – gli MC-127 sembrano essere spariti dal mercato degli elementi per microfono). A questi si aggiungono altre due case degne di nota: la Turner (con la serie “Challenger”, soprattutto, e i microfoni BD e CX. La lettera B e C stanno per Brown – marrone – e Chrome – cromato, definendo il colore, mentre D o X stanno per Dinamic e Crystal, a seconda del tipo di elemento montato) e la RCA – che ha usato microfoni bullet della Shure e messo in commercio altri microfoni rarissimi, fragilissimi, ma molto interessanti da un punto di vista timbrico.

 

Per i microfoni a stelo possiamo portare la nostra attenzione su alcuni modelli particolari: il 777 “Slim-X”, usato anche da Little Walter per alcune session, prodotto dalla Shure (attenzione che alcuni modelli montano l’elemento ceramico), il 545 Unidyine III o il PE45 (conosciuto come il Paul Butterfield mic, interessante sapere che questo microfono ha la possibilità di scegliere tra alta e bassa impedenza!), il 585, o il “microfono di James Cotton” in versione con alta impedenza, sempre della Shure e l’ElectroVoice RE10, scelta di molti armonicisti contemporanei come Carlos Del Junco o, per il primo periodo almeno, di Jason Ricci.

 

Esistono tantissime varianti, volendo essere precisi, da prendere in considerazione. Ad esempio anche uno Shure SM57 è ottimo come microfono a stelo per armonica, nelle mani di un armonicista capace.