A meno di non essere armonicisti prettamente acustici, ci troveremo, ad un certo punto, impugnare il microfono e suonare l’armonica con un suono elettrico.

 

E’ proprio a questo punto che entra in gioco il timbro elettrico dell’armonica, che porta con se il peggior nemico dell’armonicista elettrico, sia esso Rock, che Jazz, che Blues (o qualsiasi altro genere): il feedback.

 

Per feedback (o “effetto larsen”) si intende quel fastidioso fischio che su sente quando il suono emesso da un altoparlante (sia esso una cassa acustica o un amplificatore) viene captato dal microfono e ritrasmesso allo stesso formando un circuito chiuso. Questo accade o a causa dell’amplificatore e del microfono troppo vicini oppure a causa dell’eccessivo segnale d’ingresso che in qualche modo capta il segnale emesso dall’altoparlante.

Senza addentrarci troppo sul discorso di frequenze, abbinamenti tra microfoni e ampli e impedenza, diciamo che vogliamo necessariamente evitare di creare l’effetto larsen/feedback pur tuttavia ottenendo quel sound saturo e distorto al pari dei nostri eroi.

 

 

Sapere come impugnare il microfono è dunque qualcosa che non va sottovalutato: oltre a farci ottenere il suono che cerchiamo (saturo, con attacco e pieno) ci permette di combattere efficacemente il feedback (sempre latente).

 

Come ho descritto nell’articolo relativo alla scelta di un microfono per armonica esistono, fondamentalmente, due tipi di microfono i bullet e quelli a stelo.

 

Esistono anche diversi tipi di impugnatura. Qualcuno nei vari forum di internet le aveva categorizzate in stretta, larga e “troppo veloce per capire”.

 

C’è gente che giurerebbe sull’importanza di usare un’impugnatura, un “cupping”, sul microfono sigillato quanto più possibile. Altrimenti si perde il “fat-tone” (il suono gigante, per capirci) e si rischia di essere proni al feedback, oltre ad avere maggior capacità di ottenere tutte le sfumature possibili.

Questi vengono, tuttavia, smentiti da armonicisti come Billy Branch, William Clarke e molti altri la cui impugnatura non sembra davvero molto a tenuta stagna. Nonostante ciò il loro suono è decisamente pieno, coinvolgente, carico di armonici e privo di feedback.

Hanno quindi torto i difensori del “tight cupping” (“coppa stretta”, inteso il “tenere il microfono” in modo tale che non scappi aria/suono attraverso le mani)? In realtà no. Ma non hanno nemmeno tutta la ragione.

 

Come per il tongue-blocking o il lip-pursing, è utile conoscere tutte e due le impugnature (stretta e larga) e capire le caratteristiche di ciascuna. E capire quanto sono efficaci contro il nostro feedback, come usarle e quando.

 

Una cosa, però, è totalmente diversa: se impugniamo un microfono bullet o uno a stelo.

 

Impugnare un microfono bullet.

Se siete seri circa suonare l’armonica soprattutto in contesto Blues e derivati (Rock, Jazz, ma non solo!) vi consiglio l’acquisto di un microfono bullet e di formarvi le ossa lì. Ci siamo passati praticamente tutti e ognuno di noi ha provato a ricavare dei suoni da questo microfono.

Tutti lo abbiamo amato e odiato, tutti abbiamo cercato di capire quale sound ci poteva dare, tutti abbiamo cercato di migliorare la presa attorno a questo microfono dalla forma strana.

 

  1. Appoggiate il microfono nel palmo sinistro: la griglia guarda verso il pollice e il bordo sta circa sotto la linea del profilo dell’anulare.

     

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  3. Chiudete medio, anulare e mignolo attorno al microfono. Il pollice e l’indice rimangono aperti come se stessimo indicando un “2”. Ci serviranno per tenere l’armonica.

     

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  5. Impugnate l’armonica con il pollice e l’indice della mano sinistra. Notate che c’è uno spazio, tra armonica e griglia del microfono circa dello stesso spessore del vostro dito medio.

     

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  7. Piegando l’indice destro avvolgete il lato libero dell’armonica. Il pollice destro può stare sopra i fori dell’armonica, oppure piegarsi per lasciare tutti i fori liberi.

     

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  9. Medio, anulare e mignolo della mano destra si chiudono sopra le dita della mano sinistra, avvolgendo quest’ultima e il microfono.

     

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  11. Ora dovete stringere leggermente la parte verso il taglio di entrambe le mani come se voleste strizzare il microfono. Attenzione le dita che stanno a contatto con l’armonica non stringono! Deformeremmo lo strumento, altrimenti.

 

Impugnare un microfono a stelo

Jason Ricci, Paul Butterfield, Carlos Del Junco, Billy Branch e per un periodo Charlie Musselwhite ci mostrano come l’armonica elettrica, anche nel Blues (ma non solo) non abbia bisogno necessariamente di un bullet, ma abbia un ottimo suono anche con un microfono a stelo. oprattutto in contesto Blues e derivati (Rock, Jazz, ma non solo!) vi consiglio l’acquisto di un microfono bullet e di formarvi le ossa lì. Ci siamo passati praticamente tutti e ognuno di noi ha provato a ricavare dei suoni da questo microfono.

Tutti lo abbiamo amato e odiato, tutti abbiamo cercato di capire quale sound ci poteva dare, tutti abbiamo cercato di migliorare la presa attorno a questo microfono dalla forma strana.

 

  1. Appoggiate il microfono nel palmo sinistro: la griglia guarda verso il pollice e il bordo sta circa sotto la linea del profilo dell’anulare.

     

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  3. Chiudete anulare e mignolo attorno al microfono, avvolgendo la testa (se la griglia è rotonda come quella del SM58 le dita si chiuderanno in una posizione più larga). Il pollice, l’indice e il medio rimangono aperti come se stessimo indicando un “3”. Ci serviranno per tenere l’armonica.

     

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  5. Impugnate l’armonica con il pollice, indice e medio della mano sinistra. Notate che c’è uno spazio, tra armonica e griglia del microfono circa dello stesso spessore del vostro dito medio.

     

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  7. Piegando l’indice, medio, anulare e mignolo formate una coppa con la mano destra e avvolgete la sinistra. Notate che il mignolo della mano sinistra appoggia vicino al taglio della mano destra.

     

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  9. Il pollice della mano destra va a chiudere, il più comodamente possibile, l’impugnatura.

     

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  11. Prestiamo attenzione a non chiudere l’interno del nostro cupping: i palmi delle mani non si irrigidiscono, ma sigillano questa coppa, mantenendo una cassa di risonanza per l’armonica e un po’ di spazio tra armonica e microfono.

 

Perchè in entrambi i casi l’armonica viene tenuta staccata dal microfono? Perchè in questo modo cerchiamo di far captare al microfono non solo il suono dell’armonica in sé, ma anche quello degli armonici (overtones) che l’armonica produce.

In questo modo il nostro suono darà più ricco, più rotondo e saturerà più facilmente senza essere troppo stridente.

 

Quale delle due impugnature imparo prima? Stretta o larga? Non farà molta differenza, ma probabilmente mi concentrerei su quella stretta. Perchè? Perchè all’inizio avrò comunque un cupping troppo largo e dal quale passeranno degli spifferi e mi darà comunque qualche grattacapo con il feedback, quindi finché non imparo a stringere di più le mani e a suonare cercando di mantenere tutto il suono “dentro” alla mia impugnatura non sarò ancora abile a governare il mio sound elettrico. Da lì, successivamente, provo ad aprire le mani, ad ottenere degli “wah-wah” anche in elettrico e a sentire sia la differenza tra i due modi di fare cupping, sia cosa posso ottenere combinandoli, sia quanto possa spingermi agli estremi con il microfono, prima di innescare il feedback (sì, con l’esperienza si “sente” il feedback appena prima che inneschi 😉 )

 

Ricordiamoci il vecchio detto di Oltreoceano: “garbage in -> garbage out”. “Monnezza che entra -> Monnezza che esce”. Se il nostro timbro acustico è cacofonico (stridente, acido, fatidioso) non c’è cupping o set-up che tenga. ll suono elettrico sarà cacofonico, solamente AMPLIFICATO!!!!

 

Buone sperimentazioni.

 

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