Prima o poi ci tutti ci siamo imbattuti in qualche brano che, se suonato con la nostra fedele armonica diatonica, ci ha dato dei grattacapi. Brani che nonostante siano suonabili anche sulla diatonica, hanno qualche nota o una pasta sonora che non è ricavabile sulla diatonica ed è qui che entra in gioco l’armonica cromatica.

 

cromatica hohner super 64

 

Mentre l’armonica diatonica è accordata sulla scala maggiore di una tonalità e ci permette di suonare solamente certe note (se non entrano in gioco gli overbending), l’armonica cromatica ci permette di trovare tutte e 12 le note del nostro sistema musicale, grazie all’uso del pulsante che sposta lo “slide” che sta dietro l’imboccatura.

 

Se suoniamo una cromatica senza premere il pulsante, suoneremo le note di una scala di DO maggiore, ad esempio, e quando premiamo il pulsante suoniamo le note di una scala di DO DIESIS maggiore, trovando quindi tutte le alterazioni (i diesis).

 

layout cromatica 12 fori

 

Usando sapientemente il pulsante e conoscendo lo strumento, possiamo quindi suonare in tutte le tonalità con una sola armonica!

 

Questo modo di suonare segue gli stessi principi della chitarra, del pianoforte e di tutti quegli strumenti musicali dove possiamo suonare in qualsiasi tonalità ed è diffuso soprattutto al di fuori del mondo del Blues, basti pensare ad artisti come Larry AdlerTommy ReillySigmund Groven, e Willi Burger nella classica o al jazzista Toots Thielemans, oppure al grandioso Stevie Wonder. Tutti armonicisti cromatici che hanno reso questo strumento uno dei più riconosciuti, ammirati e usati nella musica internazionale.

 

Willi Burger suona “Oblivion” di Astor Piazzolla all’armonica cromatica

 

Toots Thielemans, il cromatico jazz più famoso del mondo, alle prese con la sua composizione “Bluesette”

 

Stevie Wonder, oltre alla voce spaziale e al saper suonare benissimo strumenti come il pianoforte, è un grandioso armonicista alla cromatica

 

 

Nel Blues, tuttavia, la nostra armonica cromatica è suonata con un approccio più simile alla diatonica, nella stragrande maggioranza dei casi. Insomma, per farla semplice, potremmo affermare che l’armonica cromatica (in DO) si suona in terza posizione, quindi in tonalità di RE.

 

Questo, tuttavia, è semplificare un mondo che – in realtà – merita un approfondimento dedicato. Oltre ad un approccio musicale che non si limita a quello della terza posizione (vedremo, infatti, come non si suoni solamente in quella posizione e in quella tonalità), ci sono una serie di accorgimenti tecnici da adottare, rispetto al suonare la diatonica.

 

Solo in questo modo, infatti, riusciremo a ricavare il meglio da questo fantastico strumento. Se ascoltiamo le prime registrazioni di cromatica fatte da Little Walter (sia come solista che come sideman), poi ci spostiamo su quelle di George “Harmonica” Smith, William Clarke, Kim Wilson, Rod Piazza quindi su Charlie Musselwhite ed infine ascoltiamo, magari, armonicisti con fraseggi ed idee armonicistiche diverse come Paul Delay, per nominarne solo alcuni, possiamo capire immediatamente come l’armonica cromatica e il suo uso all’interno del Blues sia mutato con il tempo.

 

Oltre a tutto questo, esiste un limite importante sulla cromatica, per gli armonicisti Blues. Siamo abituati ad ottenere quelle “blue note” con i bending. Sulla cromatica i bending non funzionano esattamente come sulla diatonica. Su quest’ultima usiamo i bending per ottenere le note che ci mancano nel nostro fraseggio Blues mentre sull’armonica cromatica – nonostante sia possibile suonare i bending (il controllo dell’aria e della tecnica deve essere precisissimo!) – i nostri eroi cercano le note mancanti usando il tasto del registro.

 

Nei prossimi mesi e per altri undici (11!) articoli avremo modo di scoprire di più sull’armonica cromatica, sul suo uso nel Blues, la sua storia e analizzeremo dei brani “classici” o utili per imparare meglio ad approcciarci all’armonica cromatica e al suo uso all’interno del Blues.

 

Nel frattempo…buon ascolto: