Se siamo seri nel nostro suonare l’armonica e nel suonare musica, non possiamo ignorare gli altri strumenti. Questo perché si suona con gli altri musicisti, si fa musica insieme e tutti noi abbiamo la responsabilità di conoscere cosa accade sugli altri strumenti.

Non deve essere necessariamente una conoscenza tecnica, quella spetta allo strumentista, ma sicuramente è importante avere almeno un cognizione di causa su ciò che succede attorno a noi.

Questo è necessario per migliorare le nostre performance, per orientarci su cosa suonare e come farlo. E’ importante sapere su quale groove (per capirci, su quale tipo di ritmo) ci stiamo muovendo e come affrontarlo al meglio.

Ho chiesto a Federico Patarnello – uno dei più esperti batteristi Blues in Italia – se potesse aiutarmi con un articolo sulla batteria Blues. Non sapevo se affrontarlo da un punto di vista strettamente tecnico, classificando – per quanto possibile – i vari tipi di ritmo o usare un approccio più discorsivo.

Per chi non conoscesse Federico, vi basti sapere che è il batterista dell’armonicista Marco Pandolfi e che è uno dei batteristi freelance più apprezzati dai musicisti Blues americani, quando sono in tour in Italia ed Europa.

 

Federico ha redatto un articolo che ci da degli spunti importanti e dal quale, volendo, possiamo estrarre un comandamento fondamentale: bisogna ascoltare tanti dischi e farlo con amore e senso di approfondimento. 

 

 

La Batteria Blues

di Federico Patarnello

 

Immagina di ricevere una telefonata da Muddy Waters che ti dice che tra una settimana dovrai sostituire il suo batterista Willy “Big Eyes” Smith, cosa faresti? Ti fionderesti ad ascoltare tutto Muddy Waters, per tutta la settimana, tutto il giorno, oppure cercheresti su youtube dei video tutorial sullo shuffle, fatti da non si sa chi dove ognuno dice la sua?

E se ti chiamasse Jimmy Reed? Sarebbe forse più complicato per la non sempre affidabilità del grandissimo chitarrista, armonicista, cantante e compositore, ma sicuramente non ti direbbe “Impara il double shuffle o il back beat shuffle (a proposito di Back Beat, quanti sanno esattamente cosa si intende per back beat?)

E se ti fosse capitato di incontrare Muddy Waters prima ancora che lui stesso potesse immaginare di suonare le sue canzoni con una batterista nella band?

Credo che il punto di partenza per parlare di batteria, shuffle, ritmi, stili e arrangiamenti sia proprio questo, cercare di capire come la batteria nella musica blues sia nata e si sia evoluta. Ascoltando, ascoltando e ascoltando. Lo so, lo dicono tutti, ma poi lo fanno in pochi.

La classificazione dei ritmi viene in un secondo tempo, quando hai necessità di spiegarti all’interno della band o quando vuoi parlare con un tuo collega batterista o magari se sei un insegnante devi scrivere e spiegare un ritmo ad un tuo allievo.

Ma se vuoi suonare questa musica, devi crearti un repertorio.

Se ad esempio ti chiama sul palco un musicista per una jam e ti dice: facciamo un pezzo alla Jimi Reed, devi sapere esattamente quello che si aspetta da te. Se ti chiamano un pezzo alla Albert Collins? O attaccano un pezzo di Muddy con lo slide? Sai esattamente come entrare.

Bisogna, secondo me, approcciare questa musica con lo stesso spirito di chi l’ha creata. Immaginarsi di essere Elgie Edmonds che con la sola cassa accompagna Muddy Waters, Little Walter e Ernst “Big” Crawford al basso in “Louisiana Blues” dove la struttura è talmente libera da non riuscire a trovare l’uno.

Oppure essere Fred Below, batterista jazz, davanti ai fratelli Meyers che candidamente gli dicono: “Divertente questa cosa che sai suonare jazz, ma non sai suonare blues! Io (Louis) so suonare blues e so anche suonare Jazz”. Fred Below si prende due settimane per capire e sappiamo tutti poi come è andata a finire.

Non dico non sia utile sapere la differenza tra Texas Shuffle e Double Shuffle ma credo sia molto più utile sapere dove usare uno piuttosto che l’altro. Anche perché è sempre il modo in cui porti questi ritmi che fa la differenza. Se ad esempio ascolti Marty Dodson, batterista americano tra i più richiesti in questo ultimo periodo, passa con disinvoltura dall’accompagnare con Hi-Hat o Ride in quattro, sia shuffle che swing mantenendo però sempre la stessa intenzione, lo stesso “drive”.

Non dimentichiamoci anche l’importanza dell’arrangiamento, arte secondo me piuttosto dimenticata. Oggi spesso ci si limita a portare il tempo e fare poi dei fill (opportuni o inopportuni che siano), mentre molto spesso i batteristi creavano dei veri e propri arrangiamenti che, per fortuna, sono arrivati fino a noi. Passaggi e fill che venivano ripetuti per tutta la canzone senza cambiare una sola nota. Pensiamo ad esempio ad un grande classico come Mannish Boy sia con Francis Clay che con Willie “Big Eyes” Smith alla batteria.

La versione con Francis Clay alla batteria. Notiamo che all’armonica c’è Junior Wells)

In questa versione troviamo, alla batteria, Willie “Big Eyes” Smith)

Rispetto ad una volta, le possibilità che oggi ognuno di noi ha di reperire informazioni è pressoché infinita, quindi non elencherò le diverse tipologie di shuffle che esistono, primo perché non sono tutte concordanti, secondo perché come ho detto prima non ci credo molto. Cercherò di portare una serie di esempi di modi di accompagnare una canzone cercando tra quelli secondo me più significativi.

Giusto per fare una piccola premessa per quelli che leggeranno queste righe spieghiamo brevemente cosa si intende per shuffle, fondamentalmente questo:

 

Con tutta una serie di varianti sia sul rullante, che sul piatto (o Hi Hat) che con la cassa.

Le definizioni più classiche sono: Double Shuffle (mano destra e sinistra fanno la stessa cosa), Chicago Shuffle o Back Beat Shuffle (il rullante suona solo il back beat), Swing Shuffle (il piatto suona swing e rullante shuffle) e Texas Shuffle (il piatto suona solo i quarti e rullante shuffle).

È veramente riduttivo classificare la batteria blues in questo modo poiché le sfumature, gli accenti, le dinamiche, gli arrangiamenti, i molti altri modi di accompagnare, gli stili sono molto più articolati. Ci sono gli slow, rumbe, boogie.

Vediamo quindi di fare qualche esempio.

Andiamo a pescare nello sconfinato repertorio del blues di Chicago degli esordi, parliamo quindi di Muddy Waters, Little Walter, Sonny Boy Williamson II, Howlin Wolf e molti altri.

A farla da padrone erano alcuni batteristi che hanno fatto la scuola di questa musica come ad esempio Fred Below, Odie Payne, S.P. Leary, Clifton James, Earl Phillips. Musicisti che hanno suonato con tutti i più grandi della scena Blues e che hanno registrato con la famosa etichetta Chess Records creando veri e propri stili, cercando di interpretare le esigenze dei grandi artisti con i quali collaboravano e dal vulcanico Leonard Chess.

Ci sono sconfinati esempi di Chicago Shuffle ma sicuramente in molte canzoni di Muddy Waters e Jimmy Reed questo modo di accompagnare è molto evidente. In “Kind of Lonesome” e “Go On To School” di Jimmy Reed con il grande Earl Phillips e nella famosissima “I’m Ready” di Muddy Waters nella versione del 1954 con Fred Below. Anche nelle versioni successive, nei live con Willie Smith è molto chiaro.

Avendo citato Fred Below, è doveroso aprire un capitolo su questo grande batterista, forse il più conosciuto tra tutti i batteristi che hanno fatto la storia del blues. Musicista con solide basi tecniche avendo studiato Jazz alla Roy Knapp school di Chicago (insieme a Odie Payne). È stato uno dei primi ad inserire il back beat e a sviluppare una serie di fill e arrangiamenti che sono entrati nel vocabolario di tutti i batteristi blues.

Possiamo sentire il suo stile che prediligeva un accompagnamento sul piatto con uno Swing Shuffle efficacissimo o soluzioni più originali come in “Mellow Down Easy” o “Crazy Legs” sempre con Little Walter.

Altro splendido esempio è “You’re So Fine” sempre con Little Walter dove al double shuffle classico aggiunge una terzina sul rullante ogni quarto movimento.

Tra le tante canzoni rese uniche dal drumming di S.P. Leary vorrei menzionare “S.P Blues” tratta dall’Album di Otis Spann “Chicago the Blues Today” del 1966 dove si possono sentire delle belle variazioni con la cassa e un arrangiamento a tratti anche molto moderno.

In tempi più recenti non possiamo non citare il grande Richard Innes, vero traghettatore della tradizione verso i giorni nostri. La lista dei musicisti con i quali ha collaborato è lunghissima: Rod Piazza, Hollywood Fats, Kim Wilson, R.J. Mischo, Kirk Fletcher ma anche Big Mama Thornton, Pee Wee Crayton, T Bone Walker.

Il suo modo di accompagnare i tempi veloci è proverbiale, swing sul piatto ride e uno shuffle sul rullante che predilige gli accenti in levare con la cassa “Four on the Floor” che tiene unito tutto creando un effetto di sospensione veramente unico. Lo troviamo nella celeberrima “Rock This House” della Hollywood Fats Band e nel magnifico live di Kim Wilson “Smokin’ Joint” in particolare in “Ain’t Gonna Do It”.

Gli esempi, le canzoni e i musicisti sarebbero centinaia e bisognerebbe scrivere un libro per raccontare le mille differenze e sfumature.

Come per i diversi modi di accompagnare uno slow. Poi ci sono le rumbe, i train time o i diversi modi di suonare uno dei pezzi più conosciuti, più suonati…e più bistrattati: “Got My Mojo Working”.

Le canzoni come Big Boss Man, l’uso delle spazzole, mallet, e gli effetti speciali come riverberi, eco e addirittura una canzone dove Fred Below cammina su una tavola di legno appoggiata a terra e debitamente microfonata,” Walkin’ The Blues” di Willie Dixon.

Insomma alla fine di base ci deve essere una grande passione per questa musica e anche molto rispetto. Il tocco, il timing, l’improvvisazione, la cultura, la tecnica, il suono, sono molto simili alla musica jazz e non dobbiamo pensare, noi batteristi blues, di essere musicisti di serie B. Dobbiamo pensare alla musica blues come ad una musica innovativa, complessa, complicata che però magicamente arriva dritta al cuore e ti fa ballare. Esiste niente di meglio?

 

Grazie a Federico Patarnello per questo prezioso approfondimento e per averci indicato delle interessanti direzioni di ascolto, non solo legate alla batteria, ma al Blues in generale.

Per saperne di più su Federico, potete visitare la sua pagina Facebook e il suo sito: www.federicopatarnello.com