Nella prima parte su questo argomento, abbiamo analizzato alcuni possibili percorsi e approcci per diventare armonicista.

Curva di Apprendimento dell'Armonica

Di solito, la prima arrampicata del futuro armonicista è quella che passa dal primo approccio (respirazione, note singole, primi brani) ai bending aspirati.

Il bending è lo scoglio dove la maggior parte delle persone fa due cose: o si arrende o diventa troppo indulgente con sé stessa. Entrambe le cose sono errate. L’auto indulgenza è la malattia più grave di chi vuole diventare davvero bravo: i bending anche quando sono stati imparati bene, sono un lavoro di perfezionamento costante.

Abbandonare a questo punto significa arrendersi. Bisogna credere in sé stessi e pensare che per eseguire correttamente i bending bisogna imparare a coordinare i movimenti giusti che succedono in bocca, con la pressione dell’aria comandata dal diaframma. Entrambe le zone sono “invisibili” (stanno dentro al nostro corpo) e richiedono concentrazione mentale, dedizione, costanza e riposo.

Il riposo, inteso come il non suonare l’armonica dopo aver terminato la nostra sessione di esercizi, permette al cervello di elaborare i nuovi movimenti, gli errori e le correzioni necessarie per arrivare a suonare i bending.

 

Brani con i bending.

Una volta arrivati a scoprire le “nuove note”, grazie ai bending è importante iniziare a mettere in opera quanto prima: la tecnica in sé non è nulla di impossibile, una volta compresa, ma conoscerne l’uso pratico (quindi all’interno di una melodia, di un riff, suonarla intonata, a tempo e ritmicamente corretta) è fondamentale per renderla istintiva, capirne l’uso e governarla come si deve. 

Una volta imparato questo aspetto abbiamo già qualche asso nella manica per poter iniziare a suonare, per davvero, sia l’armonica sia insieme ad altri strumenti.

 

Bending Soffiati

Quando prendiamo dimestichezza con i bending aspirati è molto più facile capire e controllare i bending soffiati che rivelano le potenzialità dell’ottava alta dell’armonica. E diventa anche molto più istintivo crearci qualche riferimento ritmico e melodico usando dei brani che contengano questi bending. Ora siamo ad un buon punto per esprimere molta della musicalità tipica dell’armonica diatonica, ma anche questo passaggio richiede il superamento dello scoglio-bending. Abbiamo però, dalla nostra parte, un’esperienza pregressa che è quella dei bending aspirati, quindi la nostra arrampicata sarà supportata dal nostro background di armonicisti e dovrebbe risultare più semplice.

 

A questo punto, possiamo iniziare ad affrontare la musica sull’armonica in modo più completo ed inizia il nostro percorso verso….

 

Scale, Fraseggi e Trascrizioni.

Ogni suono che sentiamo è una nota, ogni gruppo di suoni in successione che sentiamo (quindi non i gruppi di note) sono un fraseggio. Ogni fraseggio deriva da una scala musicale. Conoscere queste ultime e ricavarle sull’armonica ci aiuta ad orientarci con più facilità sia nella costruzione dei fraseggi che nella loro comprensione quando trascriviamo i brani di questo o quell’autore. Tutti siamo passati per l’ispirarci ad uno o più musicisti e trascrivere i loro assoli e i loro accompagnamenti è un’abitudine che deve far parte di ogni armonicista nel suo percorso evolutivo. Grazie ai bending e alle tecniche apprese durante la nostra scalata, questo tipo di attività migliora la nostra precisione e lessico e conoscere, poi, le scale sulle quale questi fraseggi sono costruiti permette di creare una grammatica sulla quale improvvisare i nostri “discorsi musicali”. 

 

Usare le posizioni.

Conoscere le posizioni non significa solamente sapere quale armonica serve per suonare un certo brano in una certa tonalità. Conoscere le posizioni, per davvero, significa capire il perché si usa proprio quella posizione e ci permette di sbloccare una serie di nuovi modi di vedere l’armonica nella musica.
In questo modo, grazie alle posizioni e al loro studio, saremo in grado di ampliare – e non poco – l’espressività e le applicazioni della nostra armonica nella musica.

 

Improvvisazione.

A questo punto – con tutte queste nuove conoscenze nel nostro bagaglio – saremo in grado di improvvisare (quindi suonare “in tempo reale”) molta musica e muoverci liberamente attraverso i generi musicali che più ci piacciono, suonando con gusto e musicalità. Questo accade perché siamo ad un punto in cui possiamo utilizzare tutte le tecniche che conosciamo, tutta la nostra conoscenza musicale e il nostro bagaglio di fraseggi e scale che diventano le nostre carte da giocare sui brani che ci troveremo a suonare. 

 

Costruire un repertorio.

A questo punto della nostra “vita di armonicista” dovremmo essere diventati, se siamo seri sull’armonica (cosa che spero sia vera, visto il lungo percorso fatto), abbastanza bravi per suonare su qualsiasi brano che ci piace o per improvvisare con altri musicisti. La differenza, però, tra una persona che suona e un musicista apprezzato non sta solo nella bravura. 
Quanti bravi strumentisti conosciamo che – potenzialmente – sono dei numeri uno, ma quando si tratta di attività concertistica non sono più così apprezzati? 

La differenza sta proprio nella conoscenza di un repertorio. Il repertorio è l’insieme di brani che ognuno di noi ha studiato e messo nel proprio bagaglio. Non è solo una questione numerica, ma anche una vera questione stilistica: conoscere bene dei brani, le loro sonorità, le loro atmosfere riescono a darci quello che si chiama stile.

 

Overbending.

Questa tecnica che diventata ormai uno dei termini che fa parte del vocabolario e di ogni conversazione tra armonicisti. “Sai fare gli overbending?”. E la risposta non deve essere necessariamente sì, ma sarebbe meglio lo fosse. 
Gli overbending rendono la nostra armonica diatonica uno strumento cromatico a tutti gli effetti. Cosa significa? Che invece di suonare le note appartenenti ad una tonalità, possiamo suonarle tutte e 12 (tasti bianchi e neri del pianoforte, per capirci, anziché “solo” una scelta tra questi). 

Per usarli efficacemente, però, e non solo come vezzo tecnico, è importante aver prima capito e digerito tutto ciò che è parte della curva di apprendimento. Il motivo è presto detto: se sappiamo improvvisare con logica, conosciamo le posizioni e abbiamo uno stile, possiamo migliorare e ampliare la nostra espressività aumentando, quindi, il nostro orizzonte musicale e di armonicisti.

 

 

Spero che questo articolo (e la prima parte) ti abbiano dato una maggiore voglia di diventare armonicista, ti abbiano dato un migliore orientamento nel tuo percorso e una direzione da seguire che sia sempre stimolante e positiva.

 

La musica, l’armonica e lo studio di queste non devono mai essere sottoposte a confusione, ansia o senso di inadeguatezza, ma semplicemente orientate e nutrite dalla curiosità, la voglia di scoprire e di raggiungere risultati che spesso sembrano lontani, ma in realtà sono dietro l’angolo.

Come disse un pianista, ad un seminario jazz: “e se il vostro sogno si realizzasse il giorno dopo che vi siete arresi? Lo volete davvero pagare questo prezzo?

Io, di tutto cuore, vi suggerisco di non arrendervi e non pagare quel prezzo.

 

Buona armonica, amici.