Come in tutte le cose, esiste una curva di apprendimento quando suoniamo l’armonica.

Conosco benissimo la frustrazione del provare e riprovare qualcosa su questo meraviglioso strumento e non riuscire a raggiungere il risultato voluto nei tempi che ci eravamo immaginati.

Mi ricordo quante volte, in preda a nervosismi, stress e arrabbiature, le mie prime armoniche volassero verso il muro o, una volta, anche fuori dalla finestra del secondo piano (per poi essere recuperata dal giardino di mia nonna) proprio perché, nonostante il mio impegno e dedizione, non riuscivo in qualcosa. Poteva essere un bending, un glissando, l’uso delle mani per fare i Wah-Wah, o il due aspirato che mi faceva dannare e non veniva mai intonato.

Con il tempo e l’insegnamento, ho capito che la strada per diventare bravi armonicisti è in salita, sicuramente, ma questa salita ha diversi momenti: in alcuni è più pianeggiante e costante, in altri è ripida e richiede la costanza di uno scalatore.

Se pensiamo ad un bravo scalatore, questi non pensa di arrivare immediatamente alla cima, ma cerca – con calma e la maggior fluidità possibile – i movimenti giusti da fare per raggiungere il suo obiettivo.

Possiamo pensare alla “curva di apprendimento” dell’armonica come ad un’arrampicata, appunto. Si parte camminando, costantemente e al proprio passo, verso la prima parete ripida.

Ognuno di noi ha una certa velocità (sia nel camminare che nell’apprendere) e come raccomandano le guide alpine più esperte bisogna trovare il proprio passo e camminare con regolarità con quell’andamento.

C’è una stupenda intervista al grande batterista jazz Philly Joe Jones (batterista di Miles Davis dal 1953 al 1958, nell’epoca d’oro dell’Hard Bop. Di lui Miles disse: “Philly Joe era il batterista che mancava alla mia musica. (Anche dopo la sua partenza, ho continuato a cercare qualcosa di Philly Joe in tutti i batteristi che ho avuto)“), dove spiega che – a differenza della stragrande maggioranza degli altri musicisti – lui non passava ore del giorno a studiare, quanto piuttosto preferiva dedicarsi un’ora scarsa a studiare ciò che doveva e poi lasciare tutto lì e dedicarsi ad altro, tornando sullo strumento solamente ore dopo per un’altra oretta scarsa.

L’intervista dura 2 ore e, se conoscete l’inglese, ve la consiglio vivamente. Qui sotto dal punto dove parla proprio di questo:

Questo dimostra come ogni persona abbia un proprio approccio e che l’importante è raggiungere, con i propri passi, il risultato che vogliamo.

 

Ma quale è il risultato che vogliamo?

 

Il risultato che ognuno di noi cerca di raggiungere è soggettivo e non è definitivo. Per alcuni il massimo del suonare l’armonica è quello di suonare come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Neil Young o del nostrano Edoardo Bennato. Tutti armonicisti che hanno un approccio folk e che non sfruttano al massimo le tecniche dell’armonica, suonandola in maniera molto elementare: sporcano le note, i bending sono usati più come effetto che come nota vera e propria, il suono è sempre piuttosto sottile e senza particolari frasi. E’ un modo di suonare piuttosto evocativo, ma che unito alla musicalità – ad esempio – di Bob Dylan, rende quasi insostituibile questo loro modo di inserire l’armonica nei brani.

Altri invece vogliono addentrarsi nella musica classica, ad esempio, e voler suonare i grandi autori immortali con l’armonica. In questo ambito vengono richieste molte conoscenze in più, rispetto a quelle usate dagli artisti citati poc’anzi. Senso del tempo, teoria musicale, tecniche e spostamenti precisi sull’armonica sono fondamentali e richiedono degli studi più approfonditi (non necessariamente più tempo).

Ma, un giorno, potreste arrivare al Carneige Hall grazie alla vostra armonica:

Una grandissima maggioranza, invece, degli armonicisti occidentali vuole o preferisce suonare Blues, Jazz (e di questi una maggiore fetta si orienta sull’armonica cromatica) o Rock, ispirati da musicisti come Jason Ricci, Paul Butterfield, Junior Wells o John Popper dei Blues Traveler.

Insomma, ascoltando i diversi stili dei vari armonicisti, abbiamo già un’idea chiara.

Non c’è un percorso unico e un traguardo assoluto nel mondo dell’armonica. E non c’è un percorso unico e un traguardo assoluto nel mondo della musica.

 

 

La Linea di Apprendimento Dell’Armonica

 

Finalmente proviamo a vedere, graficamente, il nostro percorso o, se vogliamo, una possibile mappa di questa nostra scalata verso il “diventare armonicisti”.

 

Secondo me ci sono parti del percorso che sono oggettivamente meno ripide e altre che – normalmente – prevedono vere e proprie scalate ma che, una volta raggiunto il primo plateau, ci permettono di scoprire un panorama musicale molto più vasto e interessante.

Apprendimento Armonica
La curva di apprendimento dell’armonica

 

Questa curva di apprendimento è puramente indicativa. Secondo me, però, può rappresentare un’ottima mappa sull’evoluzione di un buon armonicista. 

Va però interpretata come si deve. E per questo è il caso di approfondire i punti indicati, anche se sinteticamente.

 

Prima di tutto è importante capire cosa intendiamo con “TEMPO PASSATO A STUDIARE LO STRUMENTO”. 

Mi permetto di citare una battuta dal primo Indiana Jones: “non sono gli anni, sono i chilometri“.

Se parafrasiamo questa frase (ascoltando anche i grandi dell’armonica), è il “monte ore” passato a suonare lo strumento con un obiettivo in mente che fa la differenza tra uno che impara e suona e uno che strimpella. Possiamo passare vent’anni a “cazzeggiare” con l’armonica e non essere in grado di suonarla, possiamo passarci due anni suonandola per ore, con dei precisi risultati in testa, e diventare davvero bravi. 

Tutto dipende da noi, da ciò che cerchiamo e da ciò che vogliamo imparare e saper suonare. 

Ricordiamoci sempre che il talento non coltivato viene sorpassato – sul lungo tragitto – da convinzione, tenacia e duro lavoro. E chi ha applicato questi ultimi è sempre premiato, chi ha trascurato il primo è sempre punito. La musica è tanto bella quanto giusta e galante.

 

Dopo questa considerazione, analizzeremo nel prossimo articolo questa linea di apprendimento. 

 

Spero vi sarà utile per non scoraggiarvi, ma per comprendere meglio come imparare a suonare e quali sono i momenti più ardui dell’apprendere l’armonica dove, necessariamente, dobbiamo darci un po’ di tempo per padroneggiare le tecniche. 

 

In una vita frenetica e veloce come quella della società liquida nella quale ci troviamo, che almeno l’armonica sia un momento per voi dove pensare alla musica, isolarvi dal mondo per qualche ora facendo qualcosa di positivo per voi, prima di tutto, e per gli altri, magari, un domani.