In un periodo dove sembra sia necessario imparare a suonare in fretta overbending o fraseggi complessi e articolati, spesso ci dimentichiamo delle fondamenta dell’essere armonicisti e questo ci porta ad alcune problematiche lungo il nostro cammino.

 

Cosa deve avere, in primis, l’armonica? UN SUONO SOLIDO.

 

Non c’è nulla che sia più fastidioso e poco accativante quanto un’armonica suonata con un suono poco presente o, peggio del peggio, stridente. Non c’è niente di più fastidioso di sentire quei bending “stonati” e che “sembrano strozzati”. La differenza sulla credibilità di un armonicista e sulla considerazione che l’armonica riceve dipende, secondo me, da questo: il suono. L’armonica suona come un giocattolo se ha un suono stridente e sottile. L’armonica suona come uno strumento se ha un suono presente, solido, rotondo. Da quale parte vogliamo stare?

 

Se stiamo dalla parte dell’armonica-strumento (altrimenti non sareste qui a leggere e io non sarei qui a scrivere 😉 ) dobbiamo assolutamente renderci conto di quanto sia importante il nostro suono per una serie di motivi seri e – tra l’altro – per raggiungere i nostri risultati:

 

  1. Realizzazione delle tecniche: se abbiamo un suono solido, significa che abbiamo imboccatura e respirazione corrette. Questo ci aiuta ad ottenere bending, fraseggi e – in generale – a suonare bene;
  2. Minimo sforzo, massima resa: se non abbiamo “fughe d’aria” nella nostra performance, riusciamo ad usare meno aria per avere il doppio del risultato;
  3. Armonica amplificata: il famoso “garbage in -> garbage out” (se entra schifezza, esce schifezza) riguardo al suono elettrico dovrebbe essere tra i tatuaggi che un armonicista deve farsi sulla fronte. Non ci sono pedalini, microfoni o ampli che tengano: se il nostro suono acustico fa schifo, il suono amplificato farà schifo in maniera amplificata;
  4. Velocità di esecuzione: con una corretta imboccatura possiamo suonare quanto veloci vogliamo, sempre a patto di avere la respirazione impostata correttamente e il relax necessario;
  5. Potenzialità delle singole note: con un suono corretto, dato dall’imboccatura e respirazione, basta davvero una nota per riuscire a dire qualcosa di emozionante e sensato

 

E questi sono solo i primi 5 che mi vengono in mente! Come abbiamo già visto, la respirazione è fondamentale (oltre che il timbro dell’armonica anche per il controllo dell’aria sullo strumento), ma a volte il problema risiede tra le nostre labbra e l’armonica.

 

Un paio di metodi italiani dicono di “corrugare le labbra come se stessimo fischiando e appoggiarci l’armonica”. Questo è sbagliato. Fine della discussione. Devo dirlo chiaramente e fuori dai denti: NON si imbocca l’armonica così. Le labbra diventano rigide, l’aria esce, il suono che ne esce – a causa di questo tipo di errata imboccatura – è di solito orrendo.

 

L’armonica, quindi, va messa IN BOCCA. Le labbra devono coprire i 3/4 della superficie delle guance (sia superiore che inferiore) in modo che l’armonica sia all’interno delle nostre labbra.

 

Le labbra, tra l’altro, sono un punto di contatto tra noi e l’armonica e non devono mai essere rigide: pensate ad una guarnizione, se questa è secca e dura terrà l’aria? Ve lo dico io: NO. Le nostre labbra devono fare da guarnizione e avere tenuta stagna, questo si può ottenere solamente tenendo le labbra morbide.

 

Come riuscire quindi ad ottenere il foro singolo senza usare il tongue-blocking? Provate a spingere l’armonica lontana dagli incisivi, usando solo le labbra.

 

Se può essere d’aiuto, pensate a come imitiamo un pesce rosso con le labbra. Da qui provate ad usare solo le labbra per spingere l’armonica lontana dagli incisivi. Capito il movimento?

 

Se ancora non riuscite ad ottenere – con l’armonica in bocca – un foro singolo pulito, provate a girare l’armonica portando il retro leggermente verso l’alto (mentre i fori vengono rivolti, tendenzialmente, verso il basso), in questo modo dovreste sistemarvi con la pulizia del suono sul foro singolo.