Arriva prima o poi quel momento nella vita di ogni armonicista. Pulire le armoniche è un momento al quale tutti arriviamo e tutti abbiamo dovuto sperimentare. A volte sbagliando, altre volte indovinando un metodo efficace.

 

 

Questo post riguarda la pulizia delle armoniche diatoniche senza valvole, usando quanto di più naturale possibile e indicando alcuni prodotti sul mercato italiano che possono correre in nostro aiuto.

 

 

Primo passo. Smontare lo strumento.

Abbiamo davanti a noi due possibilità, circa il dover smontare uno strumento. Le due possibilità sono “viti” e “chiodi”. Questi infatti sono gli unici due modi per tenere assemblata un’armonica e a seconda di ciò che il nostro strumento monta, dobbiamo scegliere gli attrezzi giusti.

 

Le viti: iniziamo da ciò che è più pratico. Richiedono un semplice cacciavite (a croce o a taglio) che sia di piccole dimensioni. A seconda del produttore troveremo viti fissati a dei dadi di fissaggio quadrati piatti (che devono essere fermati con il polpastrello o una pinzetta a punte) o esagonali (questi più pratici: basta una piccola chiave inglese della misura adeguata), o una contro-vite (in questo caso due cacciaviti sono consigliabili per non spanare le teste delle viti).

 

Solitamente se i cover delle armoniche sono fissati con le viti, significa che tutta l’armonica monta viti di fissaggio. Queste sono sempre a testa a croce.

 

E’ utile avere un set di micro-cacciaviti come questo: costa abbastanza poco ed è utile anche se non customizzate le armoniche.

 

 

Se li comprate su Amazon costano dai 10 ai 30 Euro a seconda di marca, numero di cacciaviti e qualità. Come si sa, chi più spende…(ne avevo comprati di made in China, non è stato un gran investimento).

 

 

Separate quindi le cover dall’armonica e smollate tutte le viti dei porta-ance (reedplates, in inglese).

 

Attenti a non perdere le vitine. Sono abbastanza grandi da essere sottovalutate, ma abbastanza piccole da sparire misteriosamente quando cadono per terra. Mettetele su un panno bianco o in un sacchettino di nylon!.

 

A questo punto dovreste trovarvi con: 2 cover, 2 reedplate (attenti che le ance sono fragilissime!), il comb (pettine o corpo), le viti interne e le viti esterne.

 

 

I chiodi: per quanto romantici e vintage (e Blues se vogliamo) siano, i chiodi sono davvero una rottura. Smontare l’armonica richiede fermezza e maggiore attenzione, inoltre bisogna rendersi conto che una volta tolti dalla loro sede i chiodi iniziano a perdere la loro tenuta, visto che ritorneranno ad essere inseriti nei fori che avevano fatto quando erano stati fissati la prima volta. Con il tempo questa operazione porta ad una perdita di tenuta dell’armonica. Siete avvisati!

 

Personalmente uso un coltellino Svizzero. Alla McGyver, per capirci.

 

 

 

Con la lama corta faccio leva sulle cover, sotto i chiodi laterali. Entrando dall’angolo dell’aletta dell’armonica. Alzo la lama ruotando il coltellino, facendo alzare la cover. L’operazione va fatta per ogni lato.

 

Una volta tolte le cover, passiamo alle reedplate. Se guardate bene noterete che c’è un angolo smussato. Inseriamo la lama da lì e facciamo leva come fatto precedentemente fino ad alzare il reedplate. Proseguo facendo leva sotto ogni chiodo finchè la reedplate si stacca dal corpo.

 

A questo punto abbiamo: 2 cover, 2 reedplate, 1 comb con i fori dei chiodini, chiodini dei reedplate, chiodini esterni.

 

I chiodini sono ancora più invisibili delle viti! Usate un foglio bianco e appoggiateli sopra. O prendete un pezzo di “scotch-carta” e appiccicateli lì!

 

 

Puliamo l’armonica: le reedplate.

Questo è un elemento comune di tutte le armoniche (ripeto: senza valvole) quindi lo affrontiamo per primo.

 

La pulizia dei reedplate è fondamentale. Ossidi vari, residui di saliva, etc..(senza entrare in dettagli che possono infastidire, ma sui quali – da armonicisti – non dovremmo avere imbarazzo!) possono compromettere la performance delle ance e quindi dello strumento.

 

Non c’è niente di peggio, durante un concerto, di un’ancia che risulta bloccata, calante o poco reattiva. Pulire regolarmente le reedplate aiuta a prevenire un deterioramento delle performance dell’armonica e dell’armonica stessa.

 

Inizio con la pulizia dei residui secchi con un panno morbido passato sul bordo dei reedplate vicino all’imboccatura. Se qualche ancia risulta bloccata passo un piccolo e sottile cartoncino tra reedplate e l’ancia per rimuovere eventuali residui di sporco.

 

 

A questo punto c’è la parte interessante. Preparo una soluzione di acqua tiepida, aceto bianco e bicarbonato di sodio. Mezzo bicchiere e due cucchiai. Come la preparo? Prima la terrina di acqua tiepida (abbastanza per coprire le reedplate che devono essere immerse), poi verso l’aceto e quindi il bicarbonato. Crea una reazione chimica naturale e pulente che aiuta a far tornare le reedplate lucide.

 

All’interno della soluzione immergo anche le cover. Di solito procedo con un’armonica alla volta se ne ho poche da pulire (ripetendo il procedimento), altrimenti immergo reedplate e cover di almeno 3 o 4 armoniche, lasciandole lì per 15 minuti circa.

 

Passati i 15 minuti, tolgo un componente alla volta e lo pulisco strofinando con un panno umido. Particolare attenzione alle ance!!!

 

Lascio asciugare su un panno morbido non bagnato, mentre procedo alla pulizia del componente successivo.

 

 

Pulire l’armonica: lucidare le cover.

Diciamo la verità: non c’è nulla di più bello di vedere le nostre armoniche lucide quando le suoniamo dal vivo o con la band. I nostri strumenti scintillanti sembrano più seri, se lustri. In qualche modo non sembriamo più “quello che suona l’armonica”, ma “l’armonicista”. Se capite cosa intendo.

 

 

Lucidare le cover è come stirare il vestito dell’armonica. E ci sono dei prodotti che ci vengono in aiuto. Personalmente ho sperimentato l’Argentil, in caso le cover fossero particolarmente opache (succede a chi ha la salivazione acida). Non fa miracoli, ma è abbastanza efficace e riporta dignità allo strumento. E’ un PRODOTTO CHIMICO. Lavate bene, ma dico DAVVERO BENE, le cover, prima di rimetterle in bocca. Rimarrei ad aceto e bicarbonato, personalmente!

 

 

 

 

Pulire l’armonica: il comb.

Punto altrettanto importante da affrontare sempre in due modi. I comb più diffusi sono in legno o in plastica/resine. Esistono anche i comb in metallo, ma vantano le stesse proprietà della plastica, da questo punto di vista.

 

Non immergeri i comb in legno in acqua, per pulirli. A parte il legnaccio di certi nomi storici (che lascia alquanto perplessi) dal quale c’è da aspettarsi ogni cosa, anche i comb di estrema qualità non amano essere immersi nell’acqua. Questo perchè il legno assorbe acqua e umidità e per farlo si gonfia.

Una volta deformato il comb perde la sua misura e la sua tenuta. Una cosa che trae in inganno molti armonicisti è che quando il comb è gonfio l’armonica suona con maggior volume. Certo! In quel momento, con il legno bagnato e gonfio, la tenuta è maggiore. Appena il legno inizia ad asciugarsi si formano fessure tra reedplate e comb, spesso compromettendo la tenuta dei chiodi o delle viti. L’armonica è andata. Bisogna cambiare almeno il comb e metterci mano per farla ritornare in forma.

Direi che non ne vale la pena. Basta quindi uno spazzolino, magari bagnato con la soluzione aceto e bicarbonato, e un po’ di insistenza toglieranno i residui di sporco dai divisori del pettine/comb. Fate attenzione con i “legnacci” di cui si parlava poco fa: tendono a spezzarsi facilmente.

E’ vero che molti artigiani applicano della vernice ad acqua atossica al comb, ponendo rimedio a questa attitudine del legno, almeno in gran parte. Non immergeri comunque quei comb così personali in acqua, rischiando di rovinare un lavoro certosino.

 

 

Se abbiamo il comb in plastica o resina ci troviamo davanti molti meno problemi. Lo possiamo lasciare immerso insieme ai reedplate. I residui si ammorbidiscono e i colpi di spazzolino necessari saranno molto meno aggressivi.

 

E’ necessario mettersi in testa che se è vero che il comb influenza sound dell’armonica, è altrettanto vero che non lo fa in una maniera così importante da poterne notare la differenza. Le resine della Suzuki (sulla Manji M-20, ad esempio) contengono fibra di cellulosa, quindi hanno le proprietà del legno, con le caratteristiche della plastica: non si deformano mai garantendo l’ottima tenuta!

 

 

Rimontiamo l’armonica.

 

 

Una volta che tutti i componenti sono asciutti, procediamo a rimetterli insieme.

  1. Rimettere le reedplate sul comb, orientando le reedplate soffiate e aspirate correttamente (le aspirate hanno le ance esposte)
  2. Avvitare le reedplate o riposizionare i chiodini:
    • Appoggiare il chiodo nella sua sede
    • Stringere con una pinza oppure reinserirlo facendo pressione
    • Completare la prima reedplate e procedere con l’altra
  3. Fissare le cover con le viti o con i chiodini

 

Una volta finito testate sempre lo strumento.

 

 

Buon lavoro e buona pulizia.