Ricordo che qualche anno fa, il giorno prima di suonare alla prima edizione delle Bellinzona Blues Sessions all’aperto, incontrai il grandioso Paul Messinger a Venezia (a proposito: se siete amanti dell’armonica al di fuori dello standard e del moderno songwriting americano, dovete ascoltare “America”, e suggerisco caldamente a qualche promoter o agenzia di provare a portarlo in Europa con la band).

Parlando con Paul di armonica deviammo sulla teoria musicale e scambiammo alcune opinioni, arrivando al fatto che per l’armonica serve il 20% della teoria musicale che userebbe un qualsiasi altro musicista per essere in grado di muoversi agilmente attraverso la musica che normalmente suoniamo (Blues e derivati). Chiaramente questo non significa che non sia da conoscere per essere buoni musicisti, ma è sufficiente per essere bravi armonicisti.

 

Ci sono alcuni elementi della teoria musicale che ci possono aiutare a muoverci meglio sull’armonica e a decodificare dei passaggi dei nostri armonicsti preferiti, oltre ad essere dei gruppi di note “giuste” da poter suonare quando improvvisiamo.

Questi gruppi di note sono conosciuti come scale.

 

 

Le Tre Scale Principali per il Blues

A prescindere dalla posizione in cui suoniamo, ci sono tre scale principali. Sono le scale maggiormente usate e nelle quali, di conseguenza, risiedono la maggior parte delle note suonate.

Queste tre scale sono la scala pentatonica maggiore, la scala pentatonica minore e la scala blues.

Semplificando al massimo una serie di concetti possiamo riassumere quanto segue:

  •  Il significato della parola pentatonica è “di cinque note”. Le scale pentatoniche sono formate da cinque note più l’ultima che è uguale a quella di partenza;
  •  La scala Blues, come suggerisce la parola stessa, è formata da un gruppo di note adatte maggiormente al Blues (per semplificare le chiameremo Blue note);
  •  La scala pentatonica maggiore ha un intervallo di due toni tra la prima e la terza nota;
  •  La scala pentatonica minore ha un intervallo di un tono e mezzo tra la prima e la terza nota;

 

E’ importante sapere prima di tutto come si costruisce ciascuna scala. Da lì sarà facile ricavarle e ritrovarle in ogni posizione che ci serve.

 

 

 

Costruzione delle Scale.

 

  • Pentatonica Maggiore.

La scala pentatonica maggiore è costruita suonando la prima, la seconda, la terza, la quinta e la sesta nota della scala maggiore. Se per ogni nota della scala, invece di ricordarne il nome e le relative alterazioni (diesis # o bemolli b), diamo un numero da 1 (indicato nella musica con il numero romano I) a 7 (VII) possiamo ricordare più facilmente quale ordine suonare per ottenere una determinata scala: I II III V VI per la pentatonica maggiore.

Se pensiamo ad una scala maggiore di DO (Do Re Mi Fa Sol La Si Do) basta suonare le note necessarie:

DO RE MI SOL LA

Notiamo come tra Do (prima nota della scala pentatonica maggiore) e il Mi (terza nota della scala) ci siano due toni o quattro semitoni:
DO (do#) RE (re#) MI

 

 

  • Pentatonica Minore.

La scala pentatonica minore si costruisce suonando le note I IIIb IV V VIIb della scala maggiore. Notiamo come la nota III e la nota VII abbiano l’indicazione di bemolle vicino. Questo significa che devo suonare la nota che troverò in quel posto abbassata di mezzo tono rispetto a quella della scala maggiore naturale di partenza.

Usiamo la scala maggiore come riferimento perchè le armoniche sono accordate sulla scala maggiore naturale.

Sempre pensando al DO come nostro riferimento, suoneremo:

DO MIb FA SOL SIb

Notiamo come tra DO e MIb ci sia un intervallo di un tono e mezzo, rendendo di fatto questa scala minore.

 

 

  • Scala Blues.

Partendo da una pentatonica minore e aggiungendo il Vb (o IV#) tra IV e V troviamo la Scala Blues. I IIIb IV Vb V VIIb.

Se pensiamo al DO: DO MIb FA SOLb SOL SIb

 

Poco fa parlavamo di Blue note. Le Blue note spesso vengono identificate con il IIIb il Vb e VIIb, ma questo è errato. Queste tre note sono parte della scala Blues ed è soprattutto la presenza del Vb che rende questa scala buia ed inquietante nelle sonorità.

 

Le Blue note, in realtà, risiedono tra:

  • II e IIIb
  • IIIb e III
  • IV e Vb
  • Vb e V
  • VI e VIIb
  • VIIb e VII

 

Sono quindi dei “microtoni” che esistono tra le note delle scale e ottenibili solo con alcuni strumenti tra i quali l’armonica. L’uso di questi microtoni e di queste sonorità sono “castigate” come stonature nella teoria musicale alla quale siamo abituati, ma in realtà se usati con sapienza e maestria creano proprio quei contrasti tipici di alcuni generi, tra i quali il Blues, che differenziano gli esecutori dai maestri.

L’approfondimento su questo argomento è però da fare in altra sede, altrimenti usciamo dall’argomento scale. John Lee Hooker, in questo video, parte con una Blue note su ogni frase che suona alla chitarra. Ci rende una chiara idea di che cosa siano e come possano suonare questi microtoni.

Sull’armonica troviamo questo tipo di approccio quando – ad esempio – sentiamo che il 3 aspirato, in seconda posizione, è leggermento piegato, non tanto da esserlo di mezzotono, ma non è nemmeno suonato perfettamente intonato. Ecco, i veri grandi dell’armonica sanno dosare queste sfumature per ottenere le Blue note.

 

 

 

 

Le Tre Scale Sull’Armonica

Per costruire le scale sull’armonica bisogna, innanzitutto, trovare la prima nota della scala che corrisponde a quella della tonalità del brano. Se il brano è DO, dovrò cercare il DO sull’armonica che sto suonando.

Inizio a costruire la mia scala, a scelta tra le tre analizzate, cercando le note che mi servono sullo strumento.

In pratica, se voglio costruirmi una scala pentatonica maggiore, trovo la prima nota sull’armonica e cerco poi la sequenza II (seconda nota), III (terza nota), V (quinta nota) e VI (sesta nota). Suonando solo ed esclusivamente quelle. E farò “qualsiasi” cosa possibile per suonare queste note: bending ricavabili sia soffiando che aspirando e, se ne sono capace e li uso, gli overbending.

A prescindere dalla tonalità dell’armonica, poi, a patto di suonare nella stessa posizione, eseguirò la stessa sequenza di spostamenti e tecniche per suonare questa scala (questo principio si applica anche alle altre scale e ai fraseggi).

 

Prendiamo come esempio, ancora, la scala pentatonica maggiore e applichiamola alla seconda posizione.

 

Partendo dal secondo foro aspirato otteniamo su tutta l’armonica queste scale così disposte:

La scala Blues (e la pentatonica minore) non sono ottenibili, salvo con degli overbending, sull’ottava alta dell’armonica.

 

Lo stesso principio di costruzione si applica per tutte le scale su tutte le posizioni.

Ovviamente il foro di partenza cambia in funzione della posizione che usiamo.

Una domanda per gli armonicisti e i fan dell’armonica che hanno provato a suonare la scala pentatonica maggiore…vi ricorda un famoso riff di un brano?

 

Provate ad ascoltare l’intro di questo:

 

A volte Little Walter parte dal 2 aspirato, altre volte mi pare di no, ma usa sempre la scala pentatonica maggiore come base per costruire il riff di Juke, “solamente” con un’interpretazione ritmica diversa e un sound spaziale.

 

Se le posizioni non ti sono chiare, possiamo chiarire tutti i concetti insieme. Contattami.

 

 

Uso Pratico Delle Scale

Le scale sono vie che ci indicano delle note “corrette” che se messe insieme danno un certo tipo di espressione sonora. La pentatonica maggiore rappresenta un umore positivo, goioso, pulsante, la pentatonica minore è più triste e cupa, mentre la blues è inquetante e davvero scura e carica di tensione.

 

Questo però non significa che dobbiamo suonare tutte le note della scala, quando stiamo facendo un assolo, per rimandare a quel tipo di atmosfera, anzi!

 

Pensiamo alle prime quattro misure dell’intro di Blues With A Feeling di Little Walter:

 

Little Walter usa le prime tre note della scala blues qui. Ma senti e vedi quanta roba succede? Quanta espressività mette su quelle tre note e quante tecniche usa perchè succeda?

Il segreto non è suonare le scale, ma sapere che su quelle note di riferimento (di un ampio contesto sonoro che ogni scala rappresenta) posso suonare microtoni (Blue note) e un sacco di altre tecniche che mi danno espressività nella scelta parsimoniosa di poche note.

 

Le scale, nella pratica, ci dicono quali note sono concesse in quella determinata tonalità e usarne, nel Blues, le tre scale che abbiamo visto in questo articolo ci permette di trovare dei punti di riferimento sui quali costruire la nostra improvvisazione.

Il suggerimento che, in conclusione, mi sento di dare è quello di memorizzare le tre scale nelle prime tre posizioni partendo dal foro di riferimento e costruendo le tre scale possibili sulle tre ottave (anche usando, se li sapete fare, gli overbending). A questo punto lavorate a gruppi di tre note e cercate di creare frasi e combinazioni che trovi interessanti con il gruppo di tre note che avete scelto. Non devono essere necessariamente note consecutive.

Una volta creati uno o due fraseggi che ti piacciono, ripetere qualche volta ogni fraseggio finchè diventa istintivo. Cambiare posizione e ritrovare lo stesso fraseggio (per tutte e tre le posizioni). Tornare nella posizione di partenza, una volta che il fraseggio è diventato istintivo su tutte e tre le posizioni e ripartire utilizzando un’altra scala.

Nel giro di poco tempo avrete imparato ad usare le tre scale, ad improvvisarci e a ricavarci delle frasi abbastanza personali. Inoltre avrete a disposizione la “logica” che sta dietro alle note usate dai nostri armonicisti preferiti.

 

Spero vi sia piaciuto.