Ci sono alcuni punti in comune con tutti gli studenti che ho avuto e con tutti gli armonicisti con i quali ho avuto il piacere di scambiare delle chiacchiere quando si tratta di improvvisare, specialmente quando siamo agli inizi della nostra esperienza sull’armonica e, magari, sul suonare con gli altri.

 

Questi punti sono quelli che, più spesso, impediscono di improvvisare in maniera efficace, con idee chiare e con un modo di suonare fluido ed apprezzabile. Inoltre sono i punti deboli quando si tratta di dover improvvisare suonando con altri, sia una band sia in una jam session.

 

Ho cercato di elencare questi 8 motivi per difficoltà: dal più comune ai principianti, fino a chi improvvisa e si muove agilmente ma sente che, forse, c’è qualcosa che manca o qualcosa che non funziona del tutto.

 

Ecco gli 8 Punti Deboli Dell’Improvvisazione:

 

 

1. Usi Tante Note Cercando “Quella Giusta”.

Questo è uno degli errori più comuni, soprattutto tra chi inizia a suonare l’armonica sulla musica imparate le tecniche.

Ascoltiamo gli assoli di altri musicisti (chitarristi, pianisti, trombettisti, ma anche dei grandi dell’armonica) e sentiamo tutta quella successione bellissima di note che rendono l’assolo magico, tuttavia non capiamo come mai a loro venga naturale e a noi non suoni così. Sembra che loro suonino le note giuste, noi invece no.

Se ascoltiamo bene, questo viene con il tempo e l’esperienza, sentiamo che negli assoli che funzionano ci sono delle note che sono suonate con accenti più forti, marcandole di più e altre che sembrano meno importanti. Questo insieme di note è chiamato fraseggio (spesso riferito come lick o phrasing, in inglese) ed è paragonabile ad un vocabolario.

Più ascoltiamo e ripetiamo i fraseggi dei nostri eroi, nota per nota, maggiore è la possibilità di riusare queste frasi nella nostra improvvisazione usando le note che funzionano perché già testate nella storia della musica che ci piace.

Le frasi che funzionano sono quelle dove ogni nota ha un ruolo e che si limitano a piccoli gruppi di note ben selezionate.

 

 

2. Non Sai Come Iniziare

E’ come stare davanti ad un foglio bianco, quando dovevi scrivere un tema a scuola.

Non sai come iniziare. E se non è giusto? E se non va bene? Come posso iniziare correttamente? Queste sono tutte domande normali e giustificate, però la risposta a tutte è unica: non importa, a patto che tu inizi con qualcosa.

Proprio come in uno scritto, bisogna iniziare da qualche parte: “Caro amico” se fosse una lettera o un “C’era una volta…” se raccontiamo una fiaba. Anche nei nostri assoli bisogna iniziare dalla prima nota. E la prima nota può essere una nota qualsiasi. Possiamo usare una frase qualsiasi, una specie di affermazione.

Se non suonerà corretta ai nostri orecchi la possiamo cambiare dopo, ma l’importante è incominciare.

Non è importante iniziare con la “nota corretta in assoluto”, ma – soprattutto le prime volte – suonare una frase con sicurezza e a tempo.

 

 

3. Hai Tante Idee Diverse E Non Le Sai Collegare

Questo problema dipende, spesso, da una sorta di “bulimia” di ascolti.

Lo so che è un concetto strano, ma lasciami spiegare. Ho la fortuna di aver vissuto i colpi di coda ultimi di un’epoca che sembra lontanissima, ma in realtà era quotidianità fino a pochi anni fa, l’epoca dell’acquisto dei dischi.

Quando ho iniziato a suonare ho dovuto usare il metodo della “vecchia scuola”: scoprire qualche nome di armonicista (nel mio caso), andare fisicamente in un negozio di dischi facendomi consigliare e acquistare qualche suo disco (e a cascata di qualche suo ispiratore), ascoltare e studiare i dischi dall’inizio alla fine. Questo limitava la ricerca sonora ad un pugno di nomi e stili.

Oggi, con l’avvento di internet, abbiamo a disposizione una discoteca idealmente infinita dalla quale pescare e ascoltare altrettanti infiniti artisti. Se questo, da un lato, è una fortuna enorme (soprattutto per questioni di ricerca e conoscenza globale), dall’altro è deleterio per lo sviluppo di uno stile personale e ben definito.

Perché se la musica è un linguaggio, lo stile è un dialetto e non è possibile costruire delle frasi sensate collegando tutti i dialetti di una lingua. Risultano in una cacofonia linguistica simile a quella di Salvatore de “Il Nome Della Rosa”.

 

Studiare le frasi dai brani di DUE o TRE armonicisti al massimo, ci aiuta – soprattutto all’inizio – ad avere una direzione da prendere durante l’improvvisazione.

 

 

4. Non Ascolti Gli Altri e La Musica

Improvvisare non è semplicemente suonare sopra una base, quando siamo con gli altri. Si tratta di saper comunicare e suonare con gli altri.

Rispettare gli spazi, suonare ciò che “manca” e “vorresti sentire” sono alcune delle cose più difficili da fare, ma sono quelle che ti faranno risultare interessante come musicista ed efficace sull’improvvisazione. Perchè? Perché se ascolti gli altri, impari ad apprezzare come suonano, come gira il ritmo e cosa fanno succedere attorno a te. Riuscirai ad avere una direzione, una frase, compatibile con lo stile di chi sta suonando se saprai apprezzare il sound di ognuno.

Questo significa capire anche cosa è giusto suonare e per farlo hai bisogno di essere agile almeno in una o due delle prime tre posizioni sull’armonica, capendo almeno idealmente (all’inizio) cosa stai suonando.

 

 

5. Non Riconosci Il Cambio Di Accordi

Quando suoni sulle basi o con altri musicisti non riesci a sentire il cambio di accordi (nel caso del Blues gli accordi di I, IV e V grado: ad esempio su un Blues in MI, gli accordi sono MI (I), LA (IV) e SI (V) e così via…).

Anche questa è questione di allenamento, ma interiorizzare la successione di accordi e la loro posizione nel tempo ci aiuta, sicuramente, ad improvvisare e a suonare le “cose giuste” sugli “accordi giusti”.

Sapere come funziona la musica (cosa succede anche solo a livello sonoro) sulla quale dobbiamo suonare e vogliamo improvvisare è importante per trovare le note, i suoni e le frasi giuste.

Su YouTube trovate una playlist di “backing track” (basi musicali sulle quali improvvisare) orientate sul Blues, dove sul video scorrono anche gli accordi. NON suonateci sopra, ma ascoltate piuttosto cosa succede quando cambiano gli accordi. Alleniamo il nostro orecchio all’ascolto.

La musica è dialogo: è importante ascoltare prima di parlare per avere un’interazione reale.

 

 

6. Hai Le Frasi, Ma Sono Piatte

Spesso per imparare velocemente le frasi “giuste”, copiando i grandi, ci focalizziamo sulla correttezza delle note, ma nella pratica, poi, non risultano così belle ed efficaci come le originali.

Due motivi principali:

  1. Non sei l’armonicista dal quale hai copiato e non stai suonando con la sua band. Questo nel male (chi di noi non vorrebbe essere così geniale?) e nel bene (la nostra unicità non sarà così squisita come quella dei grandi maestri, ma saremo sempre noi e stiamo facendo la nostra versione di quella musica). E’ normale che suonare quelle frasi in stile “fotocopia”, man mano che prendiamo confidenza e miglioriamo come musicisti, ci suoni “non del tutto corretto”. Dobbiamo imparare, ora a fare musica con gli altri e quindi a modificare questo nostro bagaglio per renderlo efficace sulla musica che stiamo effettivamente suonando.
  2. Mancano quelle sfumature fatte di vibrati e tremolicontrotempi e respiri, cambi di imboccatura e note sporche che fanno parte del linguaggio del genere. Dobbiamo riuscire ad inserirle per rendere davvero seducente ciò che suoniamo e non un semplice “compito a casa”.

 

Se ascoltiamo Sonny Boy Williamson II, piuttosto di Little Walter o Junior Wells anziché Paul Butterfield sentiamo delle sfumature pronunciatissime: vibrati, wah-wah, glissati o trilli. Sono talmente veloci da essere impercettibili agli orecchi meno allenati, ma sono lì. Incisi. E sono quelle sfumature che fanno la differenza.

 

 

7. Manca Spazio Tra Le Note

Ci si mette del tempo a capirlo ed è naturale.

Quando iniziamo a suonare, pensiamo di dover riempire tutto lo spazio disponibile e di dover inserire tutte le note che possiamo. L’ansia del dover dire e del dover suonare, il timore di non lasciare dei vuoti che non sappiamo come gestire.

Invece è proprio lì che risiede il fascino di un bel solo, di un’improvvisazione efficace. Il concetto del suonare le pause.

Questo non significa suonare sempre anche sulle pause, ma far suonare anche le pause, lasciare quei vuoti tra le note che creano il desiderio di ascoltarle.

 

 

8. Non C’è Tensione e Rilascio

Questi sono due concetti che entrano nel nostro modo di percepire la musica man mano che suoniamo, con il passare delle ore, dei mesi e degli anni.

Una buona improvvisazione è formata da una serie di tensioni musicali e di risoluzioni di queste tensioni. Il nostro compito è capirle e imparare ad inserirle in modo appropriato, per rendere il nostro discorso fluido.

Possiamo pensare alle tensioni come a delle domande e ai rilasci come a delle risposte in un discorso. Queste possono avvenire come fosse un monologo (uno strumento, di solito solista, pone le domande e dà le risposte) o come dialogo (lo strumento solista pone le domande e altri strumenti, in qualche modo, rispondono) se i musicisti e la band sono molto affiatati.

L’esempio che uso, solitamente, per far comprendere bene l’utilizzo di questo approccio è l’assolo di Jimmy Reed che usa sia su Baby What You Want Me To Do che su Big Boss Man. Entrambi iniziano con una tensione (dall’inizio del solo che, glissando dal secondo al quinto foro, crea una tensione bellissima) seguita da un rilascio (la risposta che scende dal quinto foro al secondo aspirato, passando per un quarto soffiato) e delle frasi interessanti come “affermazioni” lungo il resto dei soli:

Creare tensioni e rilasci, domande e risposte, nella nostra improvvisazione serve a dare direzione e senso logico a ciò che suoniamo.

 

Spero che questi 8 punti ti possano aiutare nel migliorare la tua improvvisazione sull’armonica. Se dovessi avere ulteriori problemi o difficoltà o se vuoi approfondire, contattami