Acquistare la prima armonica è spesso fonte di dubbi e perplessità. Si legge spesso online di qualche nuovo appassionato o futuro armonicista professionista che, alla vista di queste innumerevoli possibilità, rimane perplesso o perlomeno confuso da quante opzioni oggi esistano sul mercato.

Ci sono, infatti, numerosissimi strumenti tra i quali scegliere senza uscire dal campo delle armoniche diatoniche a 10 fori. Sugli scaffali dei negozi più seri e sulle vetrine dei negozi online, infatti, troviamo numerose marche (Suzuki, Hohner, Seydel, Tombo le più famose) e ogni marca ha un numero importante di modelli adatti a tutte le esigenze e tasche.

Come orientarsi quindi nel nostro acquisto? Seguendo logica e buon senso in primis, ma anche scoprendo – possibilmente prima – alcune informazioni che ci possono aiutare nell’orientamento.

 

La mia prima armonica. Quale comprare?

La prima armonica non dovrebbe essere mai né troppo economica, né troppo costosa. Quando spendiamo una cifra tra i 20 e i 30 Euro siamo sicuri di essere nel range giusto.

Se non abbiamo mai suonato un’armonica a bocca e vogliamo addentrarci in questo meraviglioso mondo dobbiamo renderci conto di alcuni fattori importanti.

Il primo tra tutti è quello di avere un’armonica di qualità, ma non deve essere necessariamente una “top quality” delle quali scopriremo qualcosa più avanti. Se l’armonica è troppo economica significa che sarà uno strumento che probabilmente non rispetterà uno standard minimo di decenza: questo significa che l’assemblaggio sarà mediocre e probabilmente lo saranno anche i materiali. Tutto ciò va a compromettere la tenuta dell’armonica e quindi ci farà faticare non poco durante l’apprendimento delle tecniche di base e avanzate – rischiando così di impedire il corretto sviluppo delle nostre capacità di armonicisti.

Diffidiamo anche dai set completi a pochi soldi. Solitamente si paga ciò che si ottiene e i set da 5 o più armoniche ad un costo competitivo, a volte, riservano bruttissime sorprese.

 

 

Un’armonica con un corpo/pettine/comb (tre modi di chiamare l’anima dell’armonica attorno al quale è montato tutto il resto) di plastica solitamente ci assicura una buona tenuta e una sicurezza contro la deformazione del legno di pero montato su certe armoniche (Hohner Marine Band in primis, armonica che comunque ho suonato e che in qualche tonalità appare ancora nel mio set live). Il legno di pero, infatti, a causa della sua porosità tende ad assorbire umidità deformandosi e perdendo tenuta stagna. Orrenda attitudine per uno strumento come l’armonica.

 

Per iniziare senza grossi problemi, quindi, è meglio orientarci verso modelli “entry level” di qualità e riconosciuti. Tra questi ci sono sicuramente la Suzuki Harpmaster, la Suzuki Promaster, la Hohner Special 20, la Hohner Golden Melody, la Tombo Lee Oskar e la Seydel Blues Session Standard.

 

 

Il primo salto di qualità. Le armoniche di categoria superiore.

Con l’avanzare del tempo passato sull’armonica (ed è questione di ore passate sullo strumento, non di anni di anzianità di servizio) cambiano in meglio anche le nostre percezioni su quanto sia effettivamente performante lo strumento in funzione delle nostre esigenze.

Iniziamo a distinguere se un’armonica ha la reattività che cerchiamo, se ha la tenuta ermetica che vogliamo e se ha il timbro che si avvicina al suono che vogliamo ottenere.

 

Come per ogni strumento serio, anche l’armonica ha diverse fasce di prezzo e qualità. La qualità (e la ricerca che sta dietro le quinte della realizzazione dello strumento) si paga. Non c’è escamotage su questo.

 

Le armoniche “di categoria superiore” costano di più e hanno un rendimento migliore – se suonate in maniera corretta. Sono quindi sconsigliate agli armonicisti alle prime armi, a meno che non siamo pronti a spendere diversi soldi cambiando lo strumento che – per mancanza di esperienza – distruggeremo o scorderemo (nel senso dell’accordatura) a causa delle nostre incapacità.

 

Per chi sente che gli strumenti “entry level” non sono più ciò che vuole, ma ha bisogno di qualcosa di migliore esistono diversissime opzioni. Su alcuni di questi strumenti troviamo il comb in legno che, spesso, non è semplice legno di pero sagomato e montato, ma viene stabilizzato con vernice atossica migliorandone anche la tenuta. Esistono sempre i comb in plastica (spesso polimeri) e addirittura in metallo.

 

Ottimi modelli sono le Hohner Marine Band Crossover o Deluxe, le Seydel 1847 (sia in versione classica, con il comb in legno, che con il comb in plastica), ma – a mio parere – il massimo lo si raggiunge con le Suzuki.

La Suzuki Manji, soprattutto, presenta un comb di una resina composta da polimeri di plastica e cellulosa che rendono il timbro dell’armonica unico. Il taglio delle ance e la loro accordatura a laser permettono – come su tutti gli strumenti di casa Suzuki – un’intonazione ed un gap uguali per OGNI armonica, a differenza di altre case che utilizzano macchine a taglio meccanico per ance e fresatrici per l’accordatura, compromettendo la qualità del gap e creando punti di possibile rottura sui segni lasciati dagli utensili.

Solitamente le armoniche di questa categoria hanno in comune un attacco molto più pronto, migliorando quindi la reattività, un suono più brillante e pieno e tenuta ineccepibile; questo perché la cura e la ricerca sugli strumenti viene eseguita in maniera molto attenta.

 

 

Le armoniche custom. Personalizzare l’armonica.

Non è necessario iniziare con un’armonica customizzata, anzi è sconsigliato. Se non sappiamo come funziona un’armonica e come la suoniamo è inutile spendere dei soldi per uno strumento adattato a delle esigenze ancora inesistenti.

 

Le armoniche customizzate costano, di solito anche tanto visto il lavoro artigianale che c’è dietro ogni singolo strumento e il monte ore necessario per risultati davvero apprezzabili.

 

Certo, un’armonica customizzata e personalizzata è uno strumento unico e davvero adattato alle esigenze dell’armonicista esperto che chiede all’armonica qualcosa in più, ma è letteralmente buttare via uno strumento se dato in mano a qualcuno che non sa ancora come spremere il meglio dall’armonica a bocca (e no, non è questione di cuore qui. E’ questione di saper suonare davvero l’armonica!)

 

Per maggiori informazioni su cosa ci sia dietro al lavoro di un customizzatore, c’è un articolo in questo sito che ne parla.

 

 

Buona musica!