Il vibrato è, tra gli abbellimenti, quello che più ci regala maggiore pathos e che rende le note maggiormente cariche di espressione e vitalità.

Il vibrato è una tecnica usata da molti armonicisti, soprattutto moderni, per enfatizzare la drammaticità, il pathos appunto, di una o più note.

Ogni armonicista tende ad inserirlo nel corso della propria carriera, ma ci vogliono dai due ai sei mesi, almeno, per ottenerne uno decente e usarlo, poi, naturalmente.

Prima di ottenere un buon vibrato è quasi fondamentale passare per il tremolo.

Il tremolo, infatti, è una sorta di propedeutica al vibrato e lo possiamo pensare come una sequenza di “on e off” sul suono.

Immaginando una linea di puntini abbiamo una visione grafica abbastanza precisa di come un tremolo suona:

 

Facilmente riconoscibile anche da questa forma d’onda:

 

 

Che suona così (3 aspirato – armonica in Bb):

 

 

Focalizzandoci su questo tipo di sequenza sonora iniziamo ad inserire una maggiore espressività nel nostro suonare.

Per essere efficace, un tremolo deve avere una ritmica pari: la durata dei suoni e dei silenzi è identica. Dobbiamo riuscire ad aprire e chiudere la gola, come se stessimo pronunciando una serie di H aspirate con la bocca e la lingua impostate come se volessimo pronunciare una A. La sillaba che ci può aiutare è proprio “HA”, solo che non dobbiamo pronunciare (o meglio “fonare”) la A.

Suggerisco di iniziare con una nota soffiata e poi passare a quella aspirata. Soffiando abbiamo un maggior controllo dei muscoli che aiutano il nostro tremolo.

Una volta che abbiamo raggiunto un risultato solido possiamo passare ai suoni aspirati.

Con un po’ di pratica risulterà abbastanza facile suonare un brano come “Easy” (il gioco di parole è voluto) di Big Walter Horton.

 

 

 

Tremolo e Vibrato: Easy

 

 

Dal tremolo al vibrato.

Per suonare un buon vibrato abbiamo bisogno di qualcosa in più, rispetto al tremolo.

Oltre alla conoscenza dei muscoli della gola e del loro controllo, dobbiamo ora inserire il lavoro che fa la lingua.

Sì, perché il vibrato è una variazione dell’intonazione della nota e quindi richiede una certa agilità nei movimenti che servono per suonare i bending e dobbiamo ripetere, senza mai perderne il controllo, questi movimenti ritmicamente nel tempo.

E’ più facile suonare un vibrato in maniera apprezzabile se siamo armonicisti da almeno 6 mesi o un anno e se, prima, impariamo a suonare il tremolo.

 

 

Aver passato un po’ di tempo ad intonare i bending, ad aver automatizzato quei movimenti necessari a cambiare l’intonazione della nota di mezzo tono, di un tono o di un tono e mezzo, e aver suonato in maniera attiva il tremolo sono due punti focali per riuscire poi a mettere in moto quella coordinazione necessaria al vibrato.

Per suonare un vibrato correttamente occorre quindi riprodurre i movimenti che abbiamo visto necessari al tremolo, ma a tutto questo va aggiunto il leggero movimento della lingua che porta l’ancia in bending. Coordinando i due movimenti di “apertura” della gola per il tremolo e a quello della lingua per il “bending” e quello di “apertura” della gola al relax della lingua per la nota non piegata, iniziamo ad ottenere un vibrato solido e ben definito.

E’ fondamentale, anche qui, coordinare ritmicamente il vibrato con il ritmo del brano. Dobbiamo sempre ricordarci di essere musicali.

 

Il tre piegato di un tono e mezzo e il problema del vibrato.

Quando pieghiamo fino in fondo il 3 aspirato siamo impostati in maniera un pochino scomoda per ottenere un vibrato potente ed efficace. Nonostante sia fattibile, non tutti ci riescono e, comunque, raggiungere questo risultato usando le istruzioni appena date richiede maggiore tempo e una lunga e costante disciplina nel proprio “addestramento”.

C’è una scorciatoia che ci può aiutare ed è quella della “masticazione”.

 

Che cosa significa?

Quando intoniamo il bending di un tono e mezzo sul 3 aspirato, spostiamo la mandibola verso l’alto, chiudendo – di fatto – leggermente la bocca, come se stessimo masticando l’aria. Se manteniamo la gola aperta ed eseguiamo questa tecnica correttamente riusciamo ad ottenere un vibrato cambiando intonazione alla nota, senza perdere la corretta impostazione del bending.

Si tratta quindi di stringere lo spazio del nostro cavo orale e riaprilo a tempo alzando e abbassando la mandibola come se – appunto – stessimo masticando.

E’ importante mantenere il relax generale, la gola aperta, la lingua impostata per il bending ma non rigida.

 

Stile e Conteso.

Quando usare vibrato e tremolo? Quando preferire uno rispetto all’altro?

In senso assoluto, dobbiamo pensare a queste due tecniche come a degli abbellimenti. Pertanto il loro uso è a nostra discrezione e secondo il nostro gusto musicale: quando sentiamo che una nota senza vibrato o tremolo risulta piatta, possiamo scegliere che effetto tra questi darle.

 

Se ascoltiamo i grandi dell’armonica Blues possiamo indicare Paul Butterfield come primo vero utilizzatore del vibrato in maniera prepotente, trovando tra i suoi ispiratori alcuni pionieri (mi viene in mente Junior Wells, ad esempio).

Prima di lui veniva preferito (o comunque usato) il tremolo, come effetto predominante. Chi ha ragione? Tutti e nessuno.

Dipende dal proprio stile, dalle necessità del brano e dalle preferenze personali.

E’ utile e necessario conoscere e saper suonare entrambe le tecniche per avere più frecce al nostro arco. E, perché no, magari mescolare entrambe le tecniche per ottenere un effetto davvero personale e unico.

 

 

 

 

Tremolo e Vibrato: Born In Chicago