Nella prima parte abbiamo affrontato una panoramica sul primo stadio della nostra catena del suono: i microfoni. Oggi tocca agli effetti.

 

Abbiamo visto come i microfoni siano una scelta importante per definire il timbro del suono catturato dalla nostra armonica. In questa parte, invece, andremo a cercare di fare chiarezza sulla parte più variabile della nostra “sound-chain”. Quelli che vengono chiamati “effetti” o, se vogliamo, “pedali”.

 

La pedaliera dell’armonicista Paul Messinger

EFFETTI:

 

1. PREAMPLIFICATORI.

Un pre-amplificatore sostanzialmente fa una di queste cose:
– Aumenta il gain
– Cambia il timbro sonoro
– Abbassa l’impedenza d’uscita
– Converte un segnale sbilanciato in bilanciato
…o una di qualsiasi combinazione di queste qui sopra.

 

Il gain è la quantità dell’aumento del segnale. Ogni apparecchio al quale inviamo il nostro segnale sonoro ha un’area nella quale opera al meglio. Solitamente si usa un preamplificatore per inviare a ciò che sta dopo un segnale abbastanza carico e presente. A volte i preamplificatori hanno un EQ che permette di modellare il timbro del segnale in uscita. L’Harp Commander e i Lone Wolf Harp Break & Harp Attack ne sono un ottimo esempio.

 

Un preamp che, pur non avendo equalizzazione, ma semplicemente un controllo input e output (oltre ad altre funzioni) risulta molto “harmonica-friendly” è il valvolare ART Tube MP. Economico, ma dai risultati molto interessanti: la valvola crea un suono distorto e caldo che, una volta passato sulle valvole dell’ampli, esce molto più vivace e graffiante. Un altro gioiello tanto semplice quanto efficace è l’Xotic EP Booster.

 

Lonewolf Harp Break
Art Tube MP
Harp Commander

 

Tendenzialmente usando un preamp unito ad un suono di un ampli valvolare si arriva ad ottenere già un suono saturo che, solitamente, chi usa questa configurazione cerca. Esistono sul mercato diversi tipi di preamplificatori pensati o meno per armonica che soddisfano diverse tasche e danno diversi risultati, ma cercare tra queste indicazioni è un buon inizio. Nel sito della Lonewolf, ad esempio, sono descritti i vari risultati pensati per ogni pedale, con esempio audio e video.

 

2. DELAY.

Il Delay ripete un suono ad una data distanza di tempo (solitamente regolabile in millisecondi) un certo numero di volte, decadendo di volume nel tempo, creando così una sorta di eco ripetuto. Questo rende il suono dell’armonica più “aperto” perché sembra che risuoni in uno spazio, risaltando. Oppure, se esagerato, crea interessanti tessiture ritmiche e sonore. Esistono riverberi di ogni tipo, da quelli più economici (che sembrano essere meno “naturali”, ma non per questo da escludere a priori) a quelli più costosi che di solito hanno una timbrica più calda emulando i primi Delay a nastro.

 

Tra quelli più usati dagli armonicisti troviamo il BBE Two-Timer, il Lone Wolf Harp Delay, il Boss DD2 e il caldo MXR Carbon Copy

 

Lonewolf Harp Delay
MXR Carbon Copy Analog Delay
Boss DD-2 – un pedale leggendario del mondo delay

 

3. OCTAVE & HARMONIZER & PITCH SHIFTER.

Questa categoria di effetti rende il suono dell’armonica davvero moderno e apre le porte a particolari sperimentazioni musicali, volendo.

 

Fondamentalmente dobbiamo capire cosa fa un OCTAVE Pedal, come l’Harp Octave e cosa fa invece un HARMONIZER o un PITCH SHIFTER.

 

L’Harp Octave aggiunge al nostro suono un suo doppione intonato un’ottava sotto: il risultato è quello di un suono ancora più grosso e cavernoso che, dosato a dovere, ci rende ancora più presenti.

 

Un Harmonizer, invece, moltiplica il suono del nostro strumento cambiandone l’intonazione e armonizzandola secondo la nostra preferenza. Il Pitch Shifter cambia l’intonazione della nostro strumento alzandola, o abbassandola, di un’intonazione che decidiamo.

 

Lonewolf Harp Octave
Digitech Pitch Shifter Whammy Ricochet
Electro-Harmonica POG2

 

4. RIVERBERO.

Il riverbero è l’insieme di ripetizioni e rimbalzi che un suono fa nello spazio che lo circonda. Quando sentiamo un suono in realtà stiamo ascoltando al suono sommato al suo diffondersi nell’ambiente. L’effetto del Riverbero serve a questo: a rende il nostro suono dell’armonica più carico di vita. Mentre il delay ripete il singolo suono (e aiuta la definizione), il riverbero lo carica di “vibrazione” in qualche modo. Se a volte troviamo amplificatori con il riverbero a molla (ad esempio certi Fender) dai quali qualcuno di noi riesce a trovare un suono soddisfacente, altri preferiscono usare un riverbero esterno, sia a pedale, sia a “rack”.

 

Tra i modelli più interessanti ci sono l’Harp Reverb (un rapido pedale plug and play), l’Elettro Harmonix Holy Grail, il Guyatone MR-2, il Digitech Digiverb. Un altro modello sottovalutato, ma decisamente efficace è l’Alesis MicroVerb. Con la sua opzione di volume input e output permette di ottenere un’interessante distorsione unita ad un riverbero niente male.

 

Alesis Microverb
Holy Grail: il “Santo Graal” dell’armonica
Guyatone Micro Reverb 2

 

5. GATE/ANTI-FEEDBACK.

A questo punto della catena del suono, ma forse anche prima, avremo incontrato almeno una volta quel fastidioso fischio, il famigerato feedback o effetto larsen. Questo fastidioso effetto, nemico soprattutto degli armonicisti e della configurazione microfono->ampilficatore che è prona ad innescarlo, può essere evitato in diversi modi.

 

Primo tra tutti è quello di usare un “Gate”. Il pedale Boss Noise Gate NF-1, ad esempio. Cosa fa un Noise Gate (o comunemente Gate)? Chiude il segnale se il volume di ingresso non supera una certa soglia (di solito chiamata “sensibilità”). Meno sensibile sarà impostato, maggiore è il volume che servirà affinché il segnale “attivi” il circuito e arrivi all’ampli. Un’altro pedale che fa questo tipo di funzione è il Lone Wolf Harp Shield.

 

Il “Kinder Anti Feedback +” – invece – si basa su un altro principio. Oltre a funzionare come una sorta di gate, va ad intervenire sugli armonici (pari e dispari) del suono riuscendo a limitare il feedback, modificando tuttavia (anche se leggermente) il timbro dell’armonica. A volte potenziando il segnale (grazie all’uso della manopola “Calibrate”). Con meno controlli, ma dal risultato molto simile lo Squeal Killer.

 

Boss Noise Gate: un anti feedback che ha gran mercato
Kinder Anti-Feedback: il più spartano, ma famoso, anti-feedback per armonica
The Squeal Killer: sembra sia usato, dalle foto online, anche da Rick Estrin
Lonewolf Harp Shield: altro prodotto usato dagli armonicisti

 

6. COMPRESSORI.

Un compressore audio serve a ridurre la dinamica (quindi la differenza tra volume minimo e volume massimo) del suono. In questo modo il segnale che esce è più consistente e la reazione dell’elemento che segue il compressore (altro effetto o amplificatore) sia tendenzialmente sempre simile, sia suonando in modo più leggero, sia in modo più aggressivo.

 

Ultimamente l’uso di compressori è stato introdotto nel mondo dell’armonica e sembra che il Flat Cat (che porta la firma di Jason Ricci e prodotto da Lone Wolf) sia un’ottimo Compressore per armonica, ma anche l’MXR Dyna Comp non sia da meno, vista comunque la qualità del nome che abbiamo già trovato tra i Delay.

 

Lonewolf Flat Cat: compressore per armonica a firma di Jason Ricci
MXR Dyna Comp: un eccellente compressore tra i migliori effetti in giro

 

Questi sono i principali effetti usati – oggi – sull’armonica. A volte si aggiungono, ad un certo punto della catena del suono, anche dei pedali EQ, per equalizzare ulteriormente il suono. Su questi pedali il maggior numero di bande ci permette di avere un maggior controllo e una miglior precisione sull’equalizzazione del suono.

 

 

LA CATENA DEL SUONO:

Nonostante non ci sia un vera regola per costruire la propria catena del suono (anzi, una ce n’è: “seguire il proprio orecchio: se suona bene per voi, allora va bene per voi!”), possiamo partire da una linea guida di base per iniziare ad esplorare il mondo degli effetti:

 

  1. MICROFONO (con un timbro caratteristico);
  2. EFFETTI PRE-GAIN (compressore/octave/harmonizer/pitch shifter: sostanzialmente cambiano il suono dell’armonica, averli prima di ogni altro effetto è consigliabile);
  3. EFFETTI RELATIVI AL GAIN (preamp/distorsori/overdrive);
  4. EFFETTI POST-GAIN (equalizzatori/delay/riverberi: una volta creato un segnale solido, si crea l’ambiente e l’effettistica attorno al suono intonato e scolpito. E’ consigliabile avere il delay prima del riverbero, per una maggiore definizione del suono);
  5. AMPLIFICATORE (con un timbro caratteristico con il quale relazionare la catena del suono e sul quale controllare gain/eq/volume ed eventuali tremolo e riverbero)

 

Inoltre, a volte possiamo spostare qualche elemento (come il preamp, l’EQ o il compressore, ma non solo) in altri punti della catena per ottenere il suono che vogliamo.

 

Semplice, no? 🙂

 

Nella terza parte daremo uno sguardo ad alcuni tra i maggiori amplificatori per armonica sia di “marca” che di “boutique”.