Questo articolo su microfoni, amplificatori ed effetti è lungo. Il suo scopo è di dare un orientamento e un gustoso approfondimento a chi vuole iniziare a capirci qualcosa. Affronterà diversi argomenti nel dettaglio e non vi darà l’equazione magica per il “Chicago Sound”, per suonare come “Kim Wilson” o come “il vostro eroe dell’armonica”.

 

Lo scopo inoltre è quello di rendere le nostre scelte più consce del risultato, piuttosto che influenzate dal “sentito dire” o “perchè si usava” o “non si usava”. I tempi sono cambiati, come è cambiata la strumentazione: c’è molta disponibilità sul mercato di diversi strumenti (perchè la catena del suono armonica->mic->effetti->amplificatore è composta da strumenti, da saper usare e “suonare”) e noi musicisti di oggi non siamo “loro” (i nostri eroi) e, comunque, “loro” hanno sempre avuto un approccio propenso ad usare e conoscere ciò che avevano a disposizione.

 

MICROFONI:

I microfoni per armonica, essenzialmente, si dividono in due categorie principali. I microfoni Bullet (quelli che sembrano fanali di bicicletta) e i microfoni a Stelo (quelli che sono usati anche dai cantanti, per capirci).

 

Selezione di Bullet Mic da Kingtonemics.net
Uno dei microfoni più ambiti tra quelli a stelo: EV RE10

 

 

1. MICROFONI BULLET.

I microfoni Bullet si dividono fondamentalmente in due famiglie dettate dall’anima del microfono: “l’elemento”.

 

L’elemento è il microfono stesso: il disco – ed eventualmente la bobina attaccata al disco stesso – che trovate dietro la griglia metallica del microfono. L’elemento può essere di due tipi: ceramico (più delicato e destinato all’usura – tipico degli Astatic o dei Turner) o a “Controlled Magnectic” o “Controlled Reluctance” (gli elementi dei “Green Bullet” della Shure decenti, che personalmente considero tali fino all’inizio degli anni ’70, salvo rare eccezioni – che comunque capitano nel campo dei microfoni vintage).

 

1a. Elementi CM/CR.

Questi elementi, contenuti negli Shure, sono codificati da un codice alfanumerico stampato sull’etichetta appiccicata alla bobina dell’elemento. Il materiale dell’etichetta differenzia le prime serie (quelle che suonano, oggettivamente, meglio) da quelle più nuove: sulle prime l’etichetta è di stoffa, su quelle più nuove invece l’etichetta è di materiale plastico.

 

I microfoni con elemento CM (Controlled Magnectic) o CR (Controlled Reluctance) che vogliamo trovare sono quelli ad alta impedenza che sono quelli CM/CR che corrispondono a uno di questi modelli: 99A86, 99B86, 99F86, 99G86, 99H86, 99K86 e 99X86.

 

Un’ottima alternativa sono i modelli come il 99E86 a media impedenza (altre sigle sono i 99AP556, 99AT556, 99AF556). Gli elementi a bassa impedenza, invece, sono stati introdotti dagli anni 60 (codice 99C86) e venivano montato sui Green Bullet 520B e 520SLB.

 

Gli elementi ad alta impedenza, di solito, hanno un suono migliore: un segnale più solido che carica le valvole dell’amplificatore e ottenendo un tono migliore. Scendendo con l’impedenza, otteniamo un segnale più debole e un tono meno carico.

 

La differenza tra CM e CR è – oltre all’epoca di produzione (i primi elementi avevano l’etichetta nera e sono i più ricercati, essendo un elemento CR) – sta nella meccanica dell’elemento e, cosa che più ci interessa, nel suono che ne esce. Gli elementi CR hanno più mordente e attacco, oltre a dei bassi tendenzialmente più rotondi creando un suono più caldo e con un attacco maggiore.

 

Datare l’elemento – nonostante non ci siano informazioni documentate ufficialmente – è un’operazione che può essere fatta abbastanza facilmente scomponendo il codice stampato sull’etichetta. Dal 1949 al 1951 gli elementi con l’etichetta nera hanno una data stampata: 10-49 o 12-50 (mese-anno). Dal 1951 la Shure ha iniziato ad usare un codice a 3 cifre. Il primo numero è l’unità dell’anno e le seconde due sono la settimana dell’anno indicato: 322 indica la settimana 22 del 1953, 943 indica la settimana 43 del 1959 o, se preferiamo, Ottobre del 1959.

 

Dal Gennaio 1961 la Shure ha iniziato ad usare. A indica l’anno di inizio, il 1961 – ed è la prima lettera. La seconda lettera, invece, indica il mese. Iniziando da A con Gennaio e arrivando alla L con Dicembre. Il ciclo di questo codice dura 20 anni, usando le prime 20 lettere dell’alfabeto. Quindi una lettera A può rappresentare il 1961 o il 1981, o la J sia il 1971 sia il 1991. A questo punto si riesce ad intuire facilmente capendo dove è stata costruita: se è “Made in Mexico” è un 1991. Inoltre gli elementi costruiti negli anni 60 hanno l’etichetta in stoffa, a differenza di quelli degli anni 70 e successivi.

 

Elemento datato Luglio 1958 (codice a tre cifre)
Elemento datato Gennaio 1964 (codice a due lettere)

 

 

2a. Elementi Ceramici/Cristallo.

Gli elementi ceramici o con il cristallo (di sale) sono elementi molto fragili, delicati e che necessitano di attenzione.

 

Dimenticare uno di questi microfoni in ambienti troppo caldi (auto in estate) o troppo freddi compromette il cristallo dell’elemento. Un urto violento (far cadere il microfono) distrugge il cristallo, e il tempo non gioca a favore di questi microfoni che comunque ad un certo punto non funzioneranno più come prima. Un vero peccato.

 

E’ importante anche capire l’impedenza in uscita e collegare il microfono ceramico o a cristallo con il giusto ampli è essenziale per ottenere il massimo dal timbro di questi microfoni. Un ottimo modo per ucciderli, invece, è quello di collegarli ad un mixer e dargli alimentazione con la phantom. NON FATELO! MAI!

 

Gli Astatic sono i più famosi microfoni che montanto questi elementi, ma anche la Shure li ha usati (come nei 707A). Il tipico elemento ceramico dell’Astatic (che li produsse anche per la Shure) sono i MC-151 e, anche qui, gli elementi più vecchi sono migliori nel suono: quelli nuovi hanno un timbro più sottile e carico di alti.

 

Purtroppo è facile confondersi: anche gli Hohner Blues Blasters hanno elementi MC-151, ma ovviamente non sono quelli “vintage” e quelli buoni, dei “vintage”, sono quasi tutti andati: nonostante i ceramici siano elementi più “robusti” rispetto ai “crystal” (che montavano un cristallo di sale molto fragile nell’elemento) sono comunque destinati a consumarsi o, purtroppo, a rompersi.

 

In ogni caso, cercando un microfono con questo tipo di elemento ci si orienta verso i microfoni Astatic. Ed esiste, comunque, un modo per datarli (sempre che l’elemento montato sia l’originale!). Un modo di datazione si trova sul sito www.jt30.com (tra l’altro pieno zeppo di altre informazioni su armonica e amplificazione, sempre in inglese).

 

Le informazioni qui indicate sui microfoni Bullet della Shure, invece, sono un sunto di ciò che trovate, in inglese su un sito meraviglioso per quanto riguarda i microfoni Bullet: www.greenbulletmics.com

 

 

2. MICROFONI A STELO.

Il primo armonicista che mi viene in mente se penso a qualcuno che usasse il microfono a stelo è Paul Butterfield, con il suo Shure 545 o PE45 (sono praticamente lo stesso microfono, solo che il PE45 ha l’impugnatura a “pistola”).

 

Ma non solo. Penso a Little Walter, famosa la foto con il suo Shure 777 “Slim X”, a James Cotton con lo Shure 585SA, ma anche a Carlos Del Junco con l’ElectroVoice RE-10 e Jason Ricci che ora usa lo Shure SM57 customizzato da Greg Heumann.

 

Nonostante ci siano numerosissime marche, modelli e possibilità – con le quali sperimentare e divertirsi il più possibile, scoprendo magari soluzioni interessanti – possiamo anche con i microfoni a stelo concentrarci principalmente su due tendenze principali: gli ElectroVoice e gli Shure.

 

2a. Electro Voice

Gli Electro Voice, come i microfono a stelo, condividono una caratteristica comune: sono microfoni dinamici. Questa caratteristica crea un suono più definito, senza tuttavia sacrificare l’attacco e il segnale del microfono. Il microfono più popolare tra gli ElectroVoice è senza dubbio il RE-10. Questo microfono ha in qualche modo lo stesso sound “nervoso” e rotondo dei Bullet, ma è molto più gestibile rispetto a questi sul piano dei feed-back e nel caso volessimo inserire qualche effetto tra microfono e amplificatore.

 

Ho avuto modo di suonare un RE-10 e un ElectroVoice 631B. Sono entrambi ottimi microfoni: mentre il primo ricorda di più uno Shure Green Bullet con una maggiore definizione sui bassi, il secondo sembra più un “ceramico”, con un suono più tagliente e brillante, ma comunque carico di attacco.

 

Un altro modello interessante è l’ElectroVoice 660. Un microfono decisamente vintage che, tuttavia, non sembra così diffuso ma che regala inaspettate soddisfazioni per certi sound “retro”.