No, non parliamo di sillabare “ar-mo-ni-ca”, ovviamente. Non quelle sillabazioni.

Hai presente quando senti quelle scansioni ritmiche sul 4 aspirato? Quei terzinati (gruppi di tre note) che suonano belli scanditi, ma legati allo stesso tempo?

Bene! Il trucco sta nella sillabazione.

Quando parliamo (o per usare un termine tecnico “foniamo”) espiriamo l’aria dai polmoni attraverso la bocca. L’aria che passa va vibrare le corde vocali che emettono il suono della nostra voce e la lingua, la posizione del cavo orale e quella delle labbra creano i differenti suoni che formano le lettere, le sillabe e quindi le parole.

 

Imparando a controllare i movimenti che la gola e la lingua fanno mentre pronunciamo certe sillabe, ci aiuta a riprodurre in maniera cosciente i movimenti necessari ad ottenere degli interessanti effetti. Una volta che impariamo ad usare questi movimenti, riusciremo a farli sia espirando che aspirando e potremo usarli su ogni nota.

 

Respirazione

Sappiamo molto bene quanto sia importante la corretta respirazione per ottenere il controllo delle note (e dell’aria da usare: fondamentale per speremere al massimo le tecniche che vedremo tra poco in questo articolo).

 

Dando per scontato che la nostra respirazione sia corretta, concentriamoci sul far uscire l’aria come se stessimo alitando su un vetro.

1. Pronunciando una sillaba come “HA” dove la H viene evidenziata da un suono che si forma in gola e la A non viene pronunciata. In pratica dobbiamo ricreare tutti i movimento necessari a pronunciare questa sillaba, ma senza coinvolgere alcun suono e mantenendo la gola aperta e la laringe abbassata. Ripetiamolo un po’ di volte per prendere confidenza con questo movimento. Ripetiamolo altrettante per farlo diventare più “normale”. Ed infine, continuiamo a riperterlo per altrettante per cercare di farlo diventare “istintivo”.

 

Vi sentite naturali, ora pronunciando questa “HHHH-A”? Bene, proseguiamo.

 

2. Ora partendo dalla stessa sillaba, pronunciate “CAVO”. Come quello del microfono. Ponete particolare durezza sulla prima sillaba “CA”. Deve suonare come una “KH-A”. Anche qui la KH ha molta rilevanza e la A non viene pronunciata. Ripetiamo la procedura precedente: un po’ di volte per prendere confidenza, altrettante per normalizzarlo ed l’ultima serie per avvicinarci all’istintività di movimento.

 

Quando vi sentite preparati e – ancora – naturali, ripartite dal punto 1 ed eseguite entrambi i passaggi aspirando.

Ora cerchiamo di rendere più ritmici e ripetitivi questi suoni controllando la respirazione dal diaframma, sia soffiando che aspirando: il diaframma compie un movimento costante e continuo, la gola ripete una serie di “KH-KH-KH-KH”

 

Mettiamoli su un tempo musicale: eseguiamo una serie di 4 “KH” per ogni battito su un metronomo a 50bpm.

 

 

Sillabazione

Ora inizia la parte gustosa. Possiamo sostituire questa nostra prima sillaba trovata, con una qualsiasi sillaba che coinvolga la possibilità di costruire una scansione usando gola o lingua.

 

“TAH” è un ottima sillaba per iniziare. Coinvolge l’uso della lingua e richiede che la gola rimanga aperta.
Per eseguire correttamente questa sillaba, bisogna portare la punta della lingua dietro gli incisivi superiori e appoggiarla decisamente tra la gengiva e i denti. In questo modo la lingua tappa il passaggio d’aria, aspiriamo e stacchiamo, con un secondo movimento, la lingua da questa posizione ritraendola.

Ripetiamo il movimento per un po’ di volte e iniziamo poi a renderlo ritmico, prima con due “TAH-TAH”, poi con tre “TAH-TAH-TAH” e con quattro “TAH-TAH-TAH-TAH”.

 

Con un metronomo a 116bpm suonare una serie di tre “TAH” terzinati per ogni battito: l’accento va sul primo dei tre TAH. “TAH-tah-tah” “TAH-tah-tah” etc…

 

 

La differenza tra usare il TAH e il KAH è immediatamente udibile. Il TAH suona più staccato, ma più morbido, il KAH ha più attacco, ma il suono in realtà non si interrompe mai, creando quindi un risultato diverso.

 

 

Quale usare? Entrambi?

 

 

Questa sequenza di terzinati viene pronunciata “TAH-KAH-TAH” con l’accento sul primo dei tre suoni “TAH-kah-tah”. Il metronomo è sempre a 116bpm.

 

Possiamo quindi unire diverse sillabazioni per ottenere suoni diversi e usare – in funzione del nostro gusto, della nostra abilità, ma soprattutto di ciò che richiede la musica – una di queste sillabe a scelta.

 

 

Altre sillabe utili sono “TIH” “TOH” “TUH” e “TEH” ognuna di esse crea una sonorità diversa per ogni nota, andando a modificare la posizione del cavo orale per “formulare” le diverse vocali.

 

 

Questa differenza di pronuncia inizia a farci sentire le ulteriori possibilità musicali e uniche della nostra armonica diatonica.

 

Sono possibili altre sillabe quindi?

Praticamente tutto quello che ci viene in mente, a patto che non vada ad occludere la gola, è volendo possibile da realizzare sull’armonica.

La loro applicabilità, però, non è sempre garantita o gradevole.

 

Delle sillabe sicuramente utili sono “UA” – utile anche da unire al Wah-Wah con le mani per accentuarne l’effetto.

 

E’ possibile inoltre sillabare su più fori – “CHA-CHA” – ottenendo un effetto che ricorda molto quello che Sonny Boy Williamson II faceva su “Help Me

 

Che diventa molto più evidente e pesante sulle armoniche più basse come la Marine Band 365 SBS

 

o una in FA basso

 

 

Se elaboriamo un pochino il “CHA-CHA” e lo facciamo diventare “CHU-CHU” riportando la sillabazione sul foro singolo, possiamo ottenere un interessante effetto che ricorda uno schiocco, sulla nota.

Questo sound, volendo, ricorda un pochino certi attachi delle note di Paul Butterfield e lo ricorda anche Levon Helm su questo breve video carico di informazioni di prima mano molto interessanti. Basti pensare alla costante collaborazione di Helm con Butterfield, sia sul Muddy Waters Woodstock Album, sia su questa interessante versione di “Slow Down” (scritta da Larry Williams).

 

 

 

Ma le sillabazioni sono, in pratica, solo abbellimenti?

Volendo sì, volendo possiamo trattare le sillabazione come qualcosa che ci dà più possibilità espressive e non assolutamente necessari.

 

Però possono essere propedeutici.

Imparando infatti ad usare la lingua, a stringere e allargare la gola, a modulare dove si dirige l’aria – quindi la sillabazione sull’armonica, miglioriamo il controllo di queste parti e quindi dei nostri bending, del nostro sound, del vibrato.

 

L’utilizzo delle sillabazioni può aiutarci a suonare più o meno in un certo stile, o con abbellimenti sonori che altrimenti non sarebbero possibili.

 

E tu? Hai trovato e usate delle sillabe o dei suoni particolari? Fammi sapere!

 

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